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giovedì 16 aprile 2009

GIOVANNI MARIA ANGIOY



Giovanni Maria Angioy (Bono, 21 ottobre 1751 – Parigi, 22 febbraio 1808) è stato un politico sardo, considerato un eroe nazionale della Sardegna.
Angioy guidò infatti i moti rivoluzionari sardi (1794-1796) contro i privilegi feudali. Oltre che politico, fu anche docente universitario, imprenditore e banchiere, Giudice della Reale Udienza (il supremo organo giurisdizionale del regno), rivoluzionario e indipendentista sardo.

Al fine di sedare i disordini, il viceré Filippo Vivalda - il 13 febbraio 1796 - insieme ai rappresentanti degli Stamenti, decisero di inviare nell'isola Giovanni Maria Angioy, allora magistrato della Reale Udienza. A lui venivano dati i poteri di Alternos: ciò poteva esercitare il potere vicereale.
Con poca scorta partì da Cagliari inoltrandosi nel cuore della Sardegna. Durante il viaggio, nei vari paesi che attraversava, venne accolto con manifestazioni di simpatia mentre gli venivano esposti tutti i disagi sociali e i bisogni delle popolazioni.
Apparve a tutti come un liberatore e accese negli animi molte speranze. Si rese conto delle reali condizioni dell'isola, con un'agricoltura arretrata e l'oppressione feudale, con i disagi dei contadini e la profonda miseria dei villaggi.
Ogni paese volle fargli omaggio di una scorta di uomini e quando giunse alle porte di Sassari il suo seguito era imponente. L'accoglienza fu trionfale: accorse tanta folla e anche i canonici della capitale intonarono il "TE Deum". Nel grande affresco che Giuseppe Sciuti dipinse alla fine del XIX secolo nel salone delle assemblee del Palazzo della Provincia, si vede Giovanni Maria Angioy che entra a Sassari da trionfatore. Per la gente non era soltanto l' Alternos cioè un "facente funzione" viceregio; non era soltanto un alto magistrato, ma era il liberatore.
Ridato ordine e tranquillità al Capo di sopra, Giovanni Maria Angioy chiese al viceré il riscatto dei villaggi infeudati, rifiutandosi di procedere alla riscossione dei tributi anche con la forza. Rispose al viceré che non avrebbe mai fatto l'esattore baronale. Si schierò apertamente dalla parte degli oppressi, proclamando la distruzione della feudalità e dichiarando apertamente le sue idee, in opposizione ai reazionari e al viceré.
Il viceré gli revocò la fiducia insieme ai poteri conferiti e si preparò a combatterlo. Sul suo capo venne messa una taglia di 3.000 Lire sarde mentre i soldati del viceré battevano ogni pista per procedere al suo arresto.
Il 2 giugno parte con un esercito antifeudale diretto verso Cagliari; giunge ad Oristano l’8 giugno, ma viene battuto e abbandonato dai suoi.
Si rifugiò dall'amico Obino a Santulussurgiu e attraversando poi la Planargia giunse il 14 giugno a Thiesi e poi a Sassari. La sera del 16 giugno si diresse verso Porto Torres da dove s'imbarcò clandestinamente per Genova. Sperava di recarsi a Torino per ottenere ancora l'abolizione del feudalesimo. Una speranza tradottasi poi in una fuga in Francia ,dove morì assistito dalla vedova Dupont.
fonte wikipedia

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