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m.tra Marina

martedì 24 marzo 2009

Giornata mondiale contro la tubercolosi, promossa dall'OMS.

Oggi si celebra la Giornata mondiale contro la tubercolosi, promossa dall'OMS.
Tubercolosi: due miliardi circa di portatori sani nel mondo, colpisce strati di popolazione deboli e chi vive nel disagio. Immigrati, anziani un tempo portatori sani, malati di AIDS: in Italia il 20 per cento della popolazione è a rischio.
Ricorre il 50° anniversario della chemioprofilassi antitubercolare, intervento sanitario proposto per primo (con l’uso dell’isoniazide), da Omodei Zorini, già ordinario di Tisiologia alla Sapienza di Roma, e direttore dell’Ospedale Forlanini, riconosciuto ancora oggi dall’OMS come terapia principale dell’infezione. Fu suo il primo approccio alla strategia di aggressione all'infezione con il trattamento antibiotico dei casi di contagio per evitare che lo sviluppo della tubercolosi attiva polmonare, elemento centrale ancor oggi della strategia dell’OMS nel controllo dell’infezione.
Oggi la tubercolosi si cura in 6 mesi, con una terapia antibiotica multipla, in più del 90 per cento dei casi. In Italia la tubercolosi colpisce 10 casi ogni 100mila abitanti per anno, registrando 5-6000 casi l’anno. Nel primo ‘900 addirittura l’1 per cento dei colpiti moriva per il bacillo. Oggi, il nuovo rischio è portato dalla tubercolosi resistente ai farmaci. Con la tubercolosi multiresistente, il 50 per cento dei malati non guarisce. Addirittura, nei paesi dell’est, si registrano picchi di tubercolosi resistente vicini al 40 per cento di tutti i pazienti. Nei paesi dell’ex Unione Sovietica esiste un rischio epidemia di TB resistente, avviatosi con lo smantellamento dei sistemi sanitari nazionali dopo il ’90. Anche negli USA, a New York, la tubercolosi si diffuse ad inizio degli anni ’90 tra i soggetti immunodepressi, in contemporanea con la diffusione dell’AIDS, ma è stata contenuta da un pronto ed imponente intervento sanitario. Dopo la fine del Progetto Tubercolosi dell’Istituto Superiore di Sanità lanciato negli anni 90’, non abbiamo più i fondi su cui poter investire in ricerca e sperimentazione mentre non va dimenticato che la malattia esiste ed è in piena espansione a causa della trasformazione dei flussi migratori e degli eventi storico-sociali cui l’uomo ha assistito passivamente senza prendere le contromisure opportune".

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