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domenica 30 novembre 2008

Lucy in the sky...

LO SCHELETRO DI LUCY ESPOSTO AL MUSEO DI CLEVELAND






Ricostruzione di un Australopithecus afarensis

Australopithecus afarensis
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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Australopithecus afarensis
Classificazione scientifica
Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Mammalia
Superordine: Eurchontoglires
(clade): Euarchonta
Ordine: Primates
Famiglia: Homindae
Genere: Australopithecus
Specie: A. afarensis
Nomenclatura binomiale
Australopithecus afarensis


L'Australopithecus afarensis è una specie, ora estinta, di Ominidi del genere Australopithecus. La specie fu identificata a seguito di una serie di ritrovamenti di fossili nella regione di Afar in Etiopia da parte di Donald Johanson e della sua squadra, nella prima metà degli anni Settanta.
Nel 1973 Donald Johanson rinvenne i resti del corpo di un Australopithecus, (dal latino auster, "sud", e dal greco pithecos, "scimmia") comprendenti parti di entrambe le gambe, inclusa una articolazione, risalenti a 3,4 milioni di anni fa. Originariamente sembrava che il ritrovamento riguardasse un bambino, ma successivamente si scoprì che si trattava di un individuo adulto.


Il 30 novembre 1974, ad Afar, in Etiopia, Yves Coppens, Donald Johanson, Maurice Taïeb e Tom Gray rinvennero i resti di un esemplare di femmina adulta, che venne chiamata Lucy, dell'età apparente di 25 anni, vissuta almeno 3,2 milioni di anni fa.I resti comprendevano il 40% dello scheletro. Particolarmente importanti l'osso pelvico, il femore e la tibia perché la loro forma lascia pensare che questa specie fosse bipede. Lucy, così chiamata dai suoi scopritori in onore della canzone Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles, in amarico è Dinqinesh e significa "Tu sei meravigliosa". Il suo nome in codice è A.L. 288. Era alta 1,07 metri, piuttosto piccola per la sua specie, e pesava 28 kg. Questa piccola donna ha denti simili a quelli umani, ma il cranio è ancora scimmiesco. Morì sulle rive di una palude, probabilmente di sfinimento, e miracolosamente nessun predatore ne sbranò i resti, disperdendone le membra, così che il corpo, sommerso dal fango, nel corso dei millenni si fossilizzò fino a diventare roccia. Dopo milioni di anni il suo scheletro è ritornato alla luce intatto e ci offre una preziosa testimonianza sulla costituzione fisica degli ominidi di quel periodo. Pur essendo perfettamente adatta alla camminata bipede, conduceva ancora una vita in parte arbicola. Si può pensare che salisse sugli alberi per cercare rifugio dai predatori o per trascorrere la notte. Era più piccola del maschio. Si pensa che avesse una vita sociale e vivesse in un gruppo formato da adulti e bambini. I suoi denti erano adatti a un'alimentazione onnivora, basata sulla raccolta di vegetali e la cattura di insetti e lucertole.

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