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giovedì 19 novembre 2009

ANCORA MITI, VISTO CHE VI PIACCIONO TANTO

Mito dell’antica Cina

All’inizio dei tempi, c’era solo l’oscurità. Il mondo era un gigantesco uovo che conteneva il caos. Dentro l’uovo dormiva e cresceva il gigante Panku, che un giorno improvvisamente si svegliò e ruppe il guscio.
Il contenuto più leggero salì in alto e formò il cielo; quello più pesante scese in basso e diventò la Terra. Per migliaia di anni Panku, temendo che i due elementi potessero riunirsi, li tenne separati spingendo in su il cielo con la testa e schiacciando la Terra con i piedi.
Quando, soddisfatto del suo lavoro, Panku morì, il respiro si trasformò in vento, la voce in tuono, l’occhio sinistro divenne il Sole e il destro formò la Luna, mentre le sue braccia diventarono montagne, le sue vene sentieri e strade, i suoi capelli le stelle del cielo, la sua carne terreno per i campi e il suo sudore si trasformò in pioggia e rugiada.
Così il gigante Panku creò il mondo.

Mito dell’antico Egitto

All’inizio c’erano solo le acque del caos, sovrastate dal buio e dal silenzio. Otto creature, con la testa di rana i maschi e di serpente le femmine, nuotavano nelle acque del caos, prima della creazione. Le creature poi si fusero, formando il Grande Uovo.
Dopo un tempo lunghissimo, il guscio si ruppe ed apparve il Creatore, padre e madre di tutte le cose, fonte di ogni vita, il dio Sole.
Le due metà del guscio separarono le acque del caos ed il Creatore le fece diventare il mondo.
Mentre giaceva nell’abisso delle acque, il Creatore si sentiva molto solo e voleva abitare con altri esseri il nuovo mondo. Così i pensieri del Creatore divennero gli dei e tutte le altre cose del mondo e le sue parole diedero vita alla terra.

Miti sumeri sulla creazione del mondo

All’inizio erano Apsu e Tiamat, dei degli oceani, dolce ed amaro. Da essi nacquero Lahmu e Lahamu, Anshar e Kishar, che sorpassarono i loro genitori in forza, bellezza ed abilità.
Anshar e Kishar, oltre a molti altri dei, generarono Enlil, il dio del vento, e Anu, il dio del cielo, il quale generò Ea, il dio della sapienza e della magia, assai più grande del padre.
Ma i giovani dei erano chiassosi e disturbavano il sonno del vecchio Apsu, il quale andò da sua moglie e le disse:- Li distruggerò, così potrò dormire.
Tiamat ne fu sconvolta e gridò in preda all’ira:- Non distruggiamo ciò che noi stessi abbiamo creato!
Ma Apsu volle fare a modo suo e partì per vendicarsi dei figli e dei nipoti. Ea tuttavia, il più grande fra gli dei, lo avvolse nella sua magia e lo uccise, trasformandolo in una montagna, dove Ea si stabilì con sua moglie Damkina. Lì nacque Marduk.
Nel frattempo Tiamat aveva meditato sul destino dello sposo Apsu e il suo cuore era colmo d’ira. Decise perciò di attaccare gli dei e distruggerli, e perfino Ea fu preso dal terrore.
Alla fine, soltanto Marduk osò affrontare Tiamat in combattimento. Con l’aiuto di un forte vento che soffiava nella bocca della dea, così da impedirle di chiuderla, Marduk scoccò una freccia che le si infilò in gola e la raggiunse al cuore.
Quando Tiamat fu morta, Marduk tagliò in due il suo corpo, creando con una metà il cielo e con l’altra la terra. E Marduk fu esaltato come Re degli dei, dio del sole e della vegetazione, il più grande degli dei.

giovedì 9 luglio 2009

QUINTA PROPOSTA :UN RACCONTO

CARISSIMI ALUNNI E LETTORI TUTTI, SIETE INVITATI A INVIARE IL VOSTRO RACCONTO :PENSATELO,IDEATELO,PROVATE A SCRIVERLO,RILEGGETELO PER MIGLIORARLO, INFINE SCRIVETELO SU COMMENTI O INVIATELO ALL'INDIRIZZO DI POSTA DEL BLOG.

INTANTO LEGGETE IL RACCONTO DI UNA BAMBINA DI NOVE ANNI.



La matita magica.
Sara Bettoni ,l’autrice l’ha scritto in quarta elementare, a 9 anni "quando tempo e fantasia non ti mancano"

Piove, è domenica, mi annoio. Sola in casa e indecisa tra Tv e letture, finisco davanti alla scrivania. Prendo un grande foglio e – d’impulso – disegno un cavallo, un bellissimo cavallo bianco, con una folta criniera arruffata e una lunga coda. Prima tratteggio la sagoma dell’animale, poi i suoi particolari: profondi e dolci occhi azzurri, una macchiolina nera sul muso, una sella di cuoio in groppa e quattro zoccoli ferrati ai piedi.

Osservo bene il cavallo per vedere se gli manca qualcosa, ma è completo.Decido di chiamarlo Freccia. Appoggio soddisfatta la matita sulla scrivania e, appena essa tocca il piano del tavolo, il foglio si strappa in due e ne esce il cavallo appena disegnato, Freccia... Che si tratti di una matita magica? Rimango qualche minuto a bocca aperta, poi ripresami dallo stupore, mi accorgo che il quadrupede occupa quasi tutto lo spazio della mia cameretta e continua a impennarsi per poi ricadere sul pavimento, facendo vibrare tutta la casa. Penso subito a liberare il locale : lo accarezzo per calmarlo e lo spingo fuori sul terrazzo. In un attimo Freccia è oltre la ringhiera e la lucente sella di cuoio mi aspetta. Salgo a fatica e Freccia, miracolo, azzecca la strada e la meta che avevo in mente. Si dirige infatti nei boschi circostanti, verso la pineta.
Mentre cavalco, l’aria fresca e umida mi sferza la faccia e mi scompiglia i capelli : mi sembra di volare su un’ala bianca trasportata dal vento. Freccia corre velocemente tra gli alberi e salta agilmente ogni ostacolo.

Arrivata alla pineta, smonto dal cavallo e passeggio con lui mentre lo accarezzo. Mi guarda tenero e riconoscente, con i profondi occhi azzurri che gli avevo disegnato.
Penso con tristezza che non potrò tenerlo per sempre, i miei lo scoprirebbero e certo non mi crederebbero se gli dicessi la verità. Rimonto in sella e Freccia torna verso la mia abitazione. Giunti davanti al balcone gli dico di non far rumore e lui, svelto e silenzioso salta nuovamente la ringhiera e si introduce nella stanza.

E’ arrivato il momento di salutarci, sussurro con voce roca.Lui sembra capire e ricambia con un debole nitrito.
Afferro il gommino della matita magica e incomincio a cancellare Freccia, mentre una lacrima mi scorre sul viso. Il mio cavallo sparisce a poco a poco fino a svanire del tutto. Addio, addio, esclamo con un groppo in gola ! E davanti a me non resta che una pagina bianca.

giovedì 28 maggio 2009

ECCO LA QUARTA PARTE DEL NOSTRO LIBRO.

LA TERZA POETILANDIA

FINALMENTE PUBBLICATA LA QUARTA ED ULTIMA PARTE DEL NOSTRO LIBRO DELL'ANNO!
SPERIAMO VI PIACCIA, NOI SIAMO VERAMENTE CONTENTI PERCHE' CI E' COSTATA FATICA PIù CHE NELLE PRECEDENTI PARTI DEL LIBRO PUBBLICATE DURANTE L'ANNO(PER VEDERLE TUTTE CLICCARE SULL'ETICHETTA LIBRI)!
BUONA LETTURA!!!

lunedì 20 aprile 2009

Letteratura della resistenza

Tra i Romanzi frutto di quel tempo storico ricordiamo :
B. FENOGLIO, Il partigiano Johnny;C. PAVESE, La casa in collina;
R. VIGANÒ, L´Agnese va a morire;E. VITTORINI, Uomini e no.
Personalmente sono affascinata da questi altri due: il primo per la contrapposizione di una speranza alle avversità della vita ; il secondo per un valore affettivo , perchè fu il primo romanzo che lessi ,dodicenne.

1)Italo Calvino- Il sentiero dei nidi di ragno.
Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato una prima volta nel 1947, è il primo dei romanzi scritti da Calvino e rappresenta la Resistenza vista dalla parte di un bambino.
Ha un tono fantastico, una mescolanza di realtà e fiaba.
E' forte la presenza della natura , muta testimone delle tragedie umane ,mentre i
personaggi descritti sono umili; c'è un solo intellettuale, il commissario di brigata Kim,
il quale comprende che nella Resistenza ci sono tante anime, che in comune hanno una motivazione fortissima: la speranza di un riscatto.

2)Carlo Cassola - La ragazza di Bube.
Mara è una ragazza di sedici anni fiduciosa nelle proprie qualità.Mara è una delle figure femminili più riuscite della nostra narrativa del Novecento. : lei era la ragazza di Bube; sarebbe stata un'inaudita vigliaccheria se lo avesse abbandonato ora che era in galera. Mara è la vera, grande protagonista del romanzo.
Anche Bube è un ragazzo, un po' timido, uno spirito ribelle con una certa propensione alla violenza, è stato partigiano .
"E' cattiva la gente che non ha provato il dolore" disse Mara. "Perché quando si prova il dolore, non si può più voler male a nessuno".
Pubblicato nel 1960, il romanzo è il ritratto di un'Italia che non c'è più. La storia si svolge in Toscana, fra gente umile, tra un susseguirsi di dolori, delusioni, ma anche piccole gioie, speranze, entusiasmi, coraggio.
Cassola ha uno stile semplice che lo rende particolarmente adatto come modello per l'apprendimento di un italiano pulito, sobrio ed elegante.

venerdì 10 aprile 2009

LA TERZA FAVOLANDIA_SECONDA PARTE DEL NOSTRO LIBRO





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ECCO LA SECONDA PARTE DEL NOSTRO LIBRO, RELATIVA ALLE FAVOLE,PER la VISIONE SI CONSIGLIA IL FULL SCREEN, SE VOLETE SCARICARE I TESTI o la presentazione CLICK SU MARYMG e dopo aver cliccato sulla pesentazione di interesse scorrere la pagina PREMERE ESC PER TORNARE AL BLOG. BUONA LETTURA

p.s. vedi anche la prima parte del libro

http://storiadiunlustro.blogspot.com/2009/04/la-terza-fiabilandiaprima-parte-del.html

giovedì 9 aprile 2009

STORIELLA SEMISERIA DA COLORARE DELLA CACCIA ALL'UOVO PASQUALE

-Finalmente è arrivata la Pasqua!- dicevano i bambini mentre si guardavano in giro studiando il modo di vincere la EGG HUNT.
-Io vorrei avere un albero di uova .-sognava la piccola Sara.




Mentre i bambini si organizzavano per il gioco, l'angelo Pasqualino li stava ad osservare e decise di intervenire .



-Ciao bambini, - disse- sapete che EASTER BUNNY ha lavorato tutta la notte per nascondere le uova? Ne aveva talmente tanti da sistemare che ha chiesto aiuto all'amica Bonnie e a suo cugino LITTLE RABBIT ! Quindi cominciate pure la vostra caccia e che vinca il migliore!
Sapete però che ha detto alla chioccia che aveva appena fatto il suo uovo giornaliero?
-Che uovo piccolo! I miei sono grandi e colorati ,oltre ad essere preparati con buonissimo cioccolato , hanno anche la sorpresa e i bambini preferiranno i miei!-





Sicuramente il coniglietto conosce bene i bambini ,infatti Pasquale appena individua un albero pieno di uova studia il metodo per recuperarli e si arma di arco e frecce!




Un metodo sicuro e non pericoloso : non come quello scelto da altri bambini che rischiano di farsi male sporgendosi sui rami dell'albero ,sul quale si sono arrampicati dopo essere saliti uno sulle spalle dell'altro!



-Capisco che siate impazienti di farvi una scorpacciata di uova , ma attenti a non esagerare, che il mal di denti potrebbe essere una delle conseguenze spiacevoli, oltre al mal di pancia!-




-Se poi ancora avete voglia di uova perchè non ritagliate e ricomponete queste?-propose l'angelo

-E ora non mi resta che salutarvi e augurarvi a tutti una serena Pasqua!Ciao bambini!




disegni di 123coloring.com testo di marina m.

martedì 7 aprile 2009

LA TERZA FIABILANDIA_PRIMA PARTE DEL NOSTRO LIBRO


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SI CONSIGLIA LA VISIONE A TUTTO SCHERMO PER UN'AGEVOLE LETTURA

(click sul rettangolino in basso a destra del video, FULL SCREEN ;

PER USCIRE PREMERE INVECE IL TASTO ESC, IN ALTO A SINISTRA SULLA TASTIERA)

VI PROPONIAMO UNA LETTURA RILASSANTE E PIACEVOLE PER LE FESTE PASQUALI,

BUON DIVERTIMENTO!

sabato 28 marzo 2009

Stiamo lavorando al nostro nuovo libro

PRESTO SARA' PRONTA LA PRIMA PARTE RELATIVA ALLE FIABE, SECONDO NOI...
QUESTA E' SOLO UNA BOZZA.



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lunedì 23 marzo 2009

CENTENARIO DEL CORRIERE DEI PICCOLI



Il Corriere dei Piccoli fa il suo debutto in edicola il 27 dicembre 1908, con alle spalle uno sforzo progettuale e imprenditoriale di grande portata, che nei due anni precedenti mobilita collaboratori, tecnici e maestranze della editrice del Corriere della Sera. Il percorso della mostra parte da qui, presentando alcuni dei periodici stranieri ed italiani attivi sul mercato editoriale prima della nascita del Corriere dei Piccoli: subito evidente appare la grande originalità giornalistica e creativa del nuovo periodico. Il settimanale si presenta infatti da subito come unico nel suo genere, con figure, storie e notizie alternate a testi di grandi firme della letteratura (ad esempio, tra gli italiani, Ada Negri, Dino Buzzati, Gianni Rodari, Mino Milani) riduzioni dai classici, ma anche giochi, apparati didattici e rubriche di posta cui i piccoli lettori scrivono numerosi. Ma è la straordinaria qualità delle illustrazioni che sin dalle origini rappresenta il vero primato di eccellenza e originalità della testata : tra gli artisti Sergio Tofano nel 1917 ideò il Signor Bonaventura.

OGGI NACQUE ERICH FROMM



Erich Fromm nasce nel 1900 a Francoforte sul Meno da una famiglia molto religiosa di origini ebraiche. Nel 1922 si laurea ad Heidelberg in filosofia con una tesi dal titolo Sulla funzione sociologica della legge ebraica nella Diaspora. È del 1930 la sua prima tesi sulla funzione delle religioni pubblicata su una rivista edita da Freud chiamata Imago.
Inizia la sua carriera come psicologo freudiano ortodosso a Berlino, ma nel 1934 emigra negli Stati Uniti fino al 1950 quando si trasferì in Messico. Nel 1974 si trasferì infine in Svizzera dove morì cinque giorni prima del suo ottantesimo compleanno.
La sua teoria .
Il suo contributo alla sociologia viene collocato nell'ambito dell'Umanesimo Normativo .
Questa posizione si basa sul presupposto che:
-esiste una natura umana universale
-la specie uomo si può definire oltre che in termini fisici anche in termini psichici
-è possibile rilevare scientificamente e descrivere in termini positivi questa natura
Nelle intenzioni di Fromm, lo scopo della scienza dell'uomo sarebbe quello di giungere ad elaborare questa definizione di essere umano. Tra le conclusioni eterodosse rispetto alla dottrina freudiana, si evidenzia la tesi espressa e sostenuta in Psicoanalisi della società contemporanea, secondo la quale una intera società può essere malata.
Freud ha lungamente cercato l'origine dei traumi che rendono la vita delle persone un continuo ripetere eventi dolorosi immodificabili. Inizialmente li riteneva accaduti durante la prima infanzia, tanto difficili da elaborare da lasciare delle cicatrici psichiche mai ben rimarginate, pronte a riaprirsi a ogni sollecitazione successiva. Successivamente egli si volse alla storia dell'umanità per rintracciare antichi e ripetuti avvenimenti traumatici il cui effetto condizionerebbe la mente dell'uomo e la sua cultura dalla preistoria a oggi .
Fromm invece pone l'accento sul ruolo che l'ambiente può giocare all'interno dello sviluppo della malattia psichica individuale, ovvero: come una società malata possa condizionare e portare alla malattia individui che nascono sani.
La visione e l'attività politica
Il culmine della filosofia politica e sociale di Fromm si trova nel suo libro "La società sana", pubblicato nel 1955. In esso Fromm poneva argomenti a favore di un socialismo democratico, di stampo umanista.
Per alcuni anni Fromm fu politicamente molto attivo negli Stati Uniti. Si iscrisse al Partito Socialista Americano a metà degli anni Cinquanta e diede il suo contributo per contrastare il fenomeno del maccartismo di quegli anni. A questo periodo risale infatti (1961) l'articolo "Potrà l'uomo prevalere? Un'indagine sui fatti e le finzioni della politica estera."
Uno dei maggiori interessi politici di Fromm era rivolto al movimento pacifista internazionale, e nella lotta contro gli armamenti nucleari ed il coinvolgimento statunitense nella guerra in Vietnam .

(liberamente tratto da wikipedia)

LE LEGGENDE DELL' UOVO PASQUALE

VEDI ANCHE L'ALTRO POST DEL 15 MARZO SUL SIGNIFICATO DELL'UOVO PASQUALE IN VARIE NAZIONI E NEL TEMPO...

http://storiadiunlustro.blogspot.com/2009/03/l-uovo-di-pasqua.html








Secondo la tradizione cristiana le uova sono il simbolo della Resurrezione di Cristo.

La leggenda narra che Maria Maddalena, di ritorno dal Santo Sepolcro rimasto vuoto, tornando a casa per raccontare il miracolo ai discepoli, si imbatté in Pietro che non le credette schernendola: "Ti crederò solo se le uova che porti nel cestello si coloreranno di rosso". Immediatamente le uova assunsero un colore purpureo e lo scettico Pietro fu costretto a piegarsi davanti a cotanto miracolo.

Da allora, alla fine di ogni Messa pasquale, venivano donate ai fedeli uova benedette dipinte di rosso a testimonianza del sangue versato da Gesù.

Nel corso del Medioevo la tradizione voleva che uova sode dipinte a mano fossero servite a pranzo e donate ai servitori, mentre nel XV secolo si diffuse l'usanza di servire per colazione un'omlette preparata con le uova deposte dalla gallina il giorno del Venerdì Santo.

domenica 22 marzo 2009

LE LEGGENDE DELLA COLOMBA PASQUALE





COLOMBA PASQUALE tra storie e leggende
FONTE taccuini storici

Questo delizioso dolce di pasta lievitata chiude tradizionalmente il pranzo pasquale insieme alle uova di cioccolato, perché fin dai tempi più remoti, sia all’uovo che alla colomba era attribuito un forte valore simbolico di pace, rinascita e amore. Secondo la Bibbia fu proprio una colomba, con un ramoscello d’ulivo nel becco, a tornare da Noè dopo il diluvio universale per testimoniare l’avvenuta riconciliazione fra Dio e il suo popolo. La colomba, intesa come dolce, sembrerebbe abbia profonde radici nell’epoca medioevale, quando Re Alboino calò in Italia con le sue orde barbariche ed assalì Pavia. Si narra che dopo un assedio di tre anni, arso da un forte desiderio di vendetta, finalmente Alboino riuscì ad entrare in città, alla vigilia della Pasqua del 572 (?). Il sovrano, prima di dare alle fiamme la citta e passare gli abitanti di spada, ricevette in segno di sottomissione vari regali fra i quali anche dodici meravigliose fanciulle che avrebbero dovuto deliziare le sue notti. Mentre stava decidendo sul destino di Pavia, davanti al suo trono, ubicato nel sagrato della basilica, si presentò a parlare un vecchio artigiano con dei pani dolci a forma di colomba: "Sire, io ti porgo queste colombe quale tributo di pace nel giorno di Pasqua”. All'assaggio i pani risultarono così buoni da spingere il sovrano ad una promessa: "In onore di queste colombe, rispetterò la città e i suoi abitanti". Quei doni presentati ad Alboino nascondevano però un sottile inganno. Infatti, quando il re prese ad interrogare le fanciulle che gli erano state regalate, domandando a ciascuna il proprio nome, scoprì che rispondevano tutte a quello di “Colomba”. Alboino comprese l’arguto raggiro che gli era stato giocato, ma rispettò lo stesso la promessa di salvare sia le "Colombe" che Pavia.

La creazione della colomba pasquale è legata però anche ad un’altra leggenda, fatta risalire al tempo della battaglia di Legnano (1176), vinta della Lega dei Comuni lombardi contro Federico Barbarossa. L’idea del dolce sarebbe nata ad un condottiero del Carroccio, che avrebbe fatto confezionare dei pani a forma di colomba in omaggio ai tre voltili bianchi, simbolo di protezione suprema, che durante la battaglia si erano posati sopra alle insegne lombarde. I primi ingredienti di questo dolce pasquale erano molto semplici: uova, farina e lievito.

La colomba diventò il dolce simbolo della Pasqua italiana nei primi decenni del Novecento, quando l'azienda Motta desice di lanciare sul mercato un dolce simile al panettone d'uvetta e canditi, dalla forma di una colomba ricoperta con una glassa a base di zucchero, pasta di mandorle ed amaretto. La grande popolarità arrivò nel 1930, quando l'azienda milanese commissionò a Cassandre, artista specializzato in manifesti pubblicitari, un disegno sulla colomba che riportava lo slogan: "colomba pasquale Motta, il dolce che sa di primavera". Da allora sono fiorite moltissime varianti di questo dolce, arricchite di creme e farciture varie, o impoverite di mandorle e canditi.

venerdì 20 marzo 2009

Racconto di primavera



Racconto - Eugenia Camillucci
Sole di Marzo
L'albero, che ha perduto nell'inverno tutte le sue foglie, sentel a carezza del primo sole di marzo.Svegliati, dunque! - gli dice il sole - e mettiti al lavoro.Che cosa aspetti ancora? La buona terra è pronta a darti i suoi ricchi umori. lo ho tiepidi raggi. L'aria ti sussurra intorno una dolce canzone...L'albero ode le care voci e chiama dal suo cuore i teneri germogli -


Ecco, ecco: si gonfiano le gemme, spuntano ai rami;stanno già per aprirsi le tenere foglie...Piano! - mormora l'albero alle sue creaturine delicate non abbiate fretta.Ma con questo sole... dicono le gemme.Non bisogna fidarsi. Tenete le vostre foglioline nella fascia grossa e gommosa che lo avvolge. È ancora presto per sbocciare.Fremono, le foglioline, al richiamo del sole.Ma intanto il cielo si vela di nebbia.E l'aria subito ridiventa fresca. Nella notte la brina si posa sui germogli delicati.


Aveva ragione la brava pianta previdente.La nebbia uccide le tenere foglioline.Restano vive e robuste le gemme che hanno obbedito, che hanno avuto pazienza e hanno tenuto le fogliette al riparo della fascia gommosa.C'è ancora qualcun altro che vorrebbe fidarsi troppo del primo raggio di sole di marzo!Oh mamma, questo cappottino pesa! Lo lascio a casa,si cammina meglio, senza!Metti il cappottino, bambino mio.Oh mamma, questa maglietta mi fa tanto caldo!Sopporta il caldo, bambino mio.Oggi mi tolgo le calze, mamma. Si sta bene con le gambe nude.Tieni le calze, bimba È presto: è troppo presto per scoprirsi.Marzo è capriccioso e noi dobbiamo aver giudizio. Meglio sopportare un po' di caldo che buscarsi un malanno.I bambini impazienti non dànno retta.E poi: ecc!! ecc!! ecc!!

mercoledì 18 marzo 2009

L' UOVO DI COLOMBO

COME IL CIOCCOLATO ARRIVA IN EUROPA


La data ufficiale della "scoperta del cacao" è il 30 luglio 1502, giorno in cui gli Aztechi, andati incontro alla Santa Maria offrirono a Cristoforo Colombo, durante un suo quarto e ultimo viaggio alla ricerca dell'oro, oltre a tessuti e cuoio lavorato, anche la loro moneta, cioè "mandorle" di cacao. Infatti quando Cristoforo Colombo sbarcò sull’isola di Guanja, al largo dell’Honduras, gli indigeni lo accolsero offrendogli una tazza di xocolatl. Il sapore intenso e amaro di questa bevanda non fu gradito dagli scopritori europei, tanto che Cristoforo Colombo non vi diede alcuna importanza. La vera conoscenza della pianta si ebbe pochi anni dopo con il rientro in Spagna di Hérnan Cortéz dal Messico. Diciassette anni più tardi, nel 1519, Hernàn Cortèz, giunto dalla Spagna per conquistare la Nuova Terra, fu accolto pacificamente dagli indigeni e dall’imperatore Montezuma. Questi, credendo nel ritorno del dio Quetzalcoàtl prevista secondo la leggenda proprio in quell’anno, pensò che lo spagnolo fosse la reincarnazione del “Serpente piumato” . Montezuma versò in coppe d’oro il cosiddetto “cibo degli dèi” e offrì ai nuovi arrivati il tesoro di Quetzalcoàtl, una bevanda a base di cacao, farina di mais e spezie come il peperoncino. Cortèz comprese subito il valore economico del cacao e lo portò con sé in Spagna. Qui furono i frati, grandi esperti di miscele e infusi, a sostituire il pepe e il peperoncino con lo zucchero e la vaniglia creando una bevanda dolce e gustosa. Nel suo primo rapporto all'imperatore Carlo V, Cortéz a proposito del cacao scrive: "esso è un frutto che assomiglia alle mandorle, che gl'indigeni vendono già macinate. Essi le tengono in grande pregio tantoché queste fave servono da moneta su tutto il loro territorio; con esse si acquista ogni cosa nei mercati ed altrove". Gli spagnoli non tardarono ad intuire che il frutto del cacao aveva molteplici prerogative degne di attenzione. Le fave avevano un valore intrinseco e un valore di mercato determinato dagli scambi commerciali. Il cacao avrebbe perciò consentito un finanziamento parziale dell'impresa coloniale spagnola in America centrale e nelle province meridionali.Dai racconti dei personaggi al seguito di Cortéz, pare che l'albero del cacao fosse ritenuto simbolo di fortuna, sia perché i suoi frutti erano delle vere e proprie monete, sia perché da essi si estraeva un succo che dava forza e vigore e veniva consumato dopo i pasti per le sue proprietà nutritive. Erano diverse le tradizioni legate a questa pianta e ai suoi frutti, che spesso sono associati ai simboli degli dei: delle vere e proprie cerimonie avevano luogo in occasione della raccolta, preceduta da tredici giorni di castità per i giovani.Gli spagnoli, al ritorno dal Nuovo Mondo, introdussero in Europa l'uso del cacao e l'Italia fu il secondo paese europeo dopo la Spagna a scoprire l'esotica bevanda. Proprio la funzione di mezzo di scambio dei semi di cacao ha stimolato le relazioni e gli scambi commerciali in tutta l'America Centrale, originando un grande sviluppo e una straordinaria diffusione della aritmetica. Dopo la caduta dell'impero Maya nel IX secolo, gli Aztechi imposero il pagamento di tributi, che potevano essere pagati in fave di cacao dalle popolazioni dominate.Bisogna riconoscere ai monaci spagnoli anche il merito di aver sottolineato l’alto potere nutrizionale del cioccolato, al punto tale da considerarlo un sostegno alimentare, insostituibile durante i lunghi periodi di digiuno. Per quasi tutto il ‘500, la scoperta di Cortèz rimase un grande “affare” della corte spagnola, che riuscì a mantenere il segreto della produzione della cioccolata, ma a diffonderne la bontà in diversi Paesi.

martedì 17 marzo 2009

SAINT PATRICK'S DAY -SAN PATRIZIO

VEDI ANCHE:http://storiadiunlustro.blogspot.com/2009/03/la-leggenda-di-san-patrizio.html
OGGI OLTRE A FESTEGGIARE CON LA PARATA,SI ADDOBBA LA CASA RIGOROSAMENTE DI VERDE e si costruisce il calderone colmo d’oro: la tradizione, infatti, vuole che in questo giorno per diventare davvero fortunati (e ricchi) si debba catturare un folletto (Leprechaun) che, come tutti i folletti, possiede il suo pentolone pieno d’oro, nascosto chissà dove alla fine dell’arcobaleno. Ecco perchè l’arcobaleno, il calderone e l’oro sono diventati anch’essi, insieme ai trifogli, i simboli di questa festa.
fonte :homemademamma


FONTE:http://www.webalice.it/alicecastle/calendario-primavera.htm
17 MARZO: SAN PATRIZIO

Nominato Santo patrono dell’Irlanda perché è stato il primo evangelizzatore di una terra quasi interamente pagana (V sec d.C.)
Il giorno di San Patrizio è una gran festa (con canti, maschere, parate e processioni) in Irlanda ed anche in molti altri paesi dove le comunità irlandesi sono più radicate ma rimaste sempre molto attaccate alle tradizioni culturali e religiose della terra d’origine.

Festival a Dublino (il sito ufficiale)
Attorno alla figura di San Patrizio sono sorte famose leggende, per esempio sull'isola d'Irlanda non ci sarebbero serpenti perchè fu lui a cacciarli in mare oppure il pozzo di San Patrizio, così chiamato perchè si dice custodisse un pozzo senza fondo, da cui si aprivano le porte del Purgatorio.


Glitter Grafici


Il trifoglio, poi, divenne simbolo nazionale dopo che Patrizio lo prese ad emblema della Trinità in una sua predica.

Anche in Italia è una festa celebrata con musica e danze, per i celtisti, gli amanti dell’Irlanda e della buona birra.
La benedizione di San Patrizio al Viaggiatore
«Sia la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle, che il sole splenda caldo sul tuo viso, e la pioggia cada dolce nei campi attorno e, finché non ci incontreremo di nuovo, possa Dio proteggerti nel palmo della sua mano »

«May the road rise to meet you, may the wind be always at your back, may the sun shine warm upon your face, and the rains fall soft upon your fields and, until we meet again, may God hold you in the palm of His hand.»

LA STORIA DEL CIOCCOLATO : LE ORIGINI

http://www2.eurochocolate.com/cioccolato
La storia del cioccolato ha inizio, 4000 anni prima di Cristo, in America centro-meridionale, dove l’albero del cacao cresceva spontaneamente lungo i bacini dell’Orinoco e del Rio delle Amazzoni. I primi ad intuire le virtù nutrizionali di tale pianta furono i Maya, che intorno al ‘600 d.C.,la introdussero nella penisola dello Yucatan. Grandi coltivatori ne furono anche gli Olmechi e i Tolteci, che prima dell’invasione degli Aztechi, estesero ulteriormente la produzione del cacao, spingendosi fino alle zone interne dell’odierno Messico.Oltre ad essere un alimento, il cacao era per i Maya anche una moneta e con gli Aztechi, il cui sistema monetario era proprio basato sulle fave di questa pianta, entrò definitivamente nella storia. L'unità standard di misura del cacao risalente ai Maya era la carga, che equivaleva a 24.000 mandorle e al carico che si poteva portare alle spalle; la carga si componeva di tre xiquipil da 8.000 fave, ognuno dei quali equivaleva a 21 zontles da 400 fave. Xoconochco, paese da dove proveniva uno dei migliori cacao del mondo, pagava una tassa annuale di 200 carghe, mentre Tabasco pagava 2.000 xiquipils. Molti indigeni erano spensierati e preferivano bere il cacao piuttosto che arricchirsi. Hernandez (1572) riporta che gli indigeni avevano una vita allegra, non si preoccupavano dell'avvenire e godevano dei beni temporali della natura utilizzando i semi del cacao al posto della moneta. Un esploratore del centro America ricordò, al ritorno da un suo viaggio, che con 4 semi di cacao si poteva comprare una zucca, con 10 un coniglio, con 12 una notte con una concubina e con 100 uno schiavo.Quest’antica popolazione comunque, attribuiva ai semi soprattutto un valore mistico e religioso. Dopo essere stato tostato, macinato, mescolato con un liquido e sbattuto fino a diventare spumoso, il cacao veniva servito come xocolatl. Questa bevanda dall’aspetto schiumoso, amara e scarsamente gustosa somigliava molto poco al cacao dolce e gradevole che apprezziamo tutti, tuttavia gli Aztechi consumavano il xocolatl per eliminare la fatica, stimolare le forze fisiche e mentali.
COME ARRIVA IN EUROPA


La data ufficiale della "scoperta del cacao" è il 30 luglio 1502, giorno in cui gli Aztechi, andati incontro alla Santa Maria offrirono a Cristoforo Colombo, durante un suo quarto e ultimo viaggio alla ricerca dell'oro, oltre a tessuti e cuoio lavorato, anche la loro moneta, cioè "mandorle" di cacao. Infatti quando Cristoforo Colombo sbarcò sull’isola di Guanja, al largo dell’Honduras, gli indigeni lo accolsero offrendogli una tazza di xocolatl. Il sapore intenso e amaro di questa bevanda non fu gradito dagli scopritori europei, tanto che Cristoforo Colombo non vi diede alcuna importanza. La vera conoscenza della pianta si ebbe pochi anni dopo con il rientro in Spagna di Hérnan Cortéz dal Messico. Diciassette anni più tardi, nel 1519, Hernàn Cortèz, giunto dalla Spagna per conquistare la Nuova Terra, fu accolto pacificamente dagli indigeni e dall’imperatore Montezuma. Questi, credendo nel ritorno del dio Quetzalcoàtl prevista secondo la leggenda proprio in quell’anno, pensò che lo spagnolo fosse la reincarnazione del “Serpente piumato” . Montezuma versò in coppe d’oro il cosiddetto “cibo degli dèi” e offrì ai nuovi arrivati il tesoro di Quetzalcoàtl, una bevanda a base di cacao, farina di mais e spezie come il peperoncino. Cortèz comprese subito il valore economico del cacao e lo portò con sé in Spagna. Qui furono i frati, grandi esperti di miscele e infusi, a sostituire il pepe e il peperoncino con lo zucchero e la vaniglia creando una bevanda dolce e gustosa. Nel suo primo rapporto all'imperatore Carlo V, Cortéz a proposito del cacao scrive: "esso è un frutto che assomiglia alle mandorle, che gl'indigeni vendono già macinate. Essi le tengono in grande pregio tantoché queste fave servono da moneta su tutto il loro territorio; con esse si acquista ogni cosa nei mercati ed altrove". Gli spagnoli non tardarono ad intuire che il frutto del cacao aveva molteplici prerogative degne di attenzione. Le fave avevano un valore intrinseco e un valore di mercato determinato dagli scambi commerciali. Il cacao avrebbe perciò consentito un finanziamento parziale dell'impresa coloniale spagnola in America centrale e nelle province meridionali.Dai racconti dei personaggi al seguito di Cortéz, pare che l'albero del cacao fosse ritenuto simbolo di fortuna, sia perché i suoi frutti erano delle vere e proprie monete, sia perché da essi si estraeva un succo che dava forza e vigore e veniva consumato dopo i pasti per le sue proprietà nutritive. Erano diverse le tradizioni legate a questa pianta e ai suoi frutti, che spesso sono associati ai simboli degli dei: delle vere e proprie cerimonie avevano luogo in occasione della raccolta, preceduta da tredici giorni di castità per i giovani.Gli spagnoli, al ritorno dal Nuovo Mondo, introdussero in Europa l'uso del cacao e l'Italia fu il secondo paese europeo dopo la Spagna a scoprire l'esotica bevanda. Proprio la funzione di mezzo di scambio dei semi di cacao ha stimolato le relazioni e gli scambi commerciali in tutta l'America Centrale, originando un grande sviluppo e una straordinaria diffusione della aritmetica. Dopo la caduta dell'impero Maya nel IX secolo, gli Aztechi imposero il pagamento di tributi, che potevano essere pagati in fave di cacao dalle popolazioni dominate.Bisogna riconoscere ai monaci spagnoli anche il merito di aver sottolineato l’alto potere nutrizionale del cioccolato, al punto tale da considerarlo un sostegno alimentare, insostituibile durante i lunghi periodi di digiuno. Per quasi tutto il ‘500, la scoperta di Cortèz rimase un grande “affare” della corte spagnola, che riuscì a mantenere il segreto della produzione della cioccolata, ma a diffonderne la bontà in diversi Paesi.

domenica 15 marzo 2009

L' UOVO DI PASQUA



L’UOVO
Da sempre simbolo di vita, di creazione, la nascita del mondo da un uovo cosmico è un'idea universalmente diffusa e celebrata presso molte civiltà alla festa equinoziale di primavera, quando la natura risorge e gli uccelli depongono le uova. Infatti in numerose mitologie un uovo primordiale, embrione e germe di vita, è il primo essere ad emergere dal Caos-Oscurità: è l'"Uovo del mondo" covato da una Grande Dea e dischiuso dal Dio Sole.
In varie tradizioni contadine anche piemontesi i bambini per la pasqua usavano fare la “questua delle uova”. Nelle Langhe e nel Monferrato è ancora molto diffuso il rito di “Cantè jeuv”, cantori e musici che una volta si esibivano per raccogliere le uova presso le varie abitazioni e distribuire la gigantesca frittata cucinata il giorno seguente a tutti gli abitanti del paese (reminiscenza di antichi riti della fertilità)





La Lunga Storia delle Uova di Pasqua

I ragazzi e le ragazze di un tempo non aspettavano di ricevere le uova di Pasqua. Andavano in giro a chiederle.La gente di campagna era anche troppo contenta di dargliele.Durante le lunghe settimane di Quaresima, la Chiesa proibiva di mangiare le uova, ma le galline continuavano ancora a farle! E così si erano accumulate moltissime uova di Pasqua.Anche prima dell’era cristiana in primavera si scambiavano doni di uova. I greci, i cinesi, i persiani si scambiavano doni di uova per festeggiare la natura che sorgeva a nuova vita. Per i cristiani le uova diventarono il simbolo di Gesù che risorgeva a nuova vita dall’oscurità della sua tomba.Nel medioevo i re davano doni di uova per Pasqua.Nei conti del regno d’Inghilterra del 1290, si trova un’entrata di 18 pence per 450 uova comperate dal re Edoardo per distribuirle ai membri della sua casa reale. Ma prima le uova dovevano essere ricoperte da una lamina d’oro.In molti paesi le uova si dipingevano di rosso, alcuni dicono in memoria del sangue di Cristo.

Uova Dipinte e Colorate
Fin dal medioevo la gente usava ornare delle uova per far regali di Pasqua. Le uova venivano prima bollite fino a diventare sode, oppure veniva tolto il bianco e il tuono da1l’interno facendo un buchino al centro e soffiandovi dentro. Si usavano tinture vegetali e, tracciando prima delle figure con della cera liquida,era possibile, una volta tolta la cera, ottenere un disegno. Si potevano anche dipingere dei disegni sulle uova stesse. In tutti i villaggi polacchi alcune donne erano specializzate nella decorazione delle uova e ognuno aveva i suoi disegni geometrici. Alcuni vi rappresentavano i simboli cristiani della croce e del pesce.In Ungheria le uova si decoravano spesso di rosso con fiori rossi su uno sfondo bianco.In Jugoslavia erano segnate con le lettere XV, che stavano per Christos Vaskrese, ovvero «Cristo è risorto».
http://digilander.libero.it/PensieriInVolo/homepasqua/homepasqua.htm

sabato 14 marzo 2009

14 marzo1861 - Il tricolore diviene la bandiera del Regno d'Italia



Bandiera italiana
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Tricolore italiano sventola su Piazza Venezia a Roma
« La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. »
(Articolo n° 12 della Costituzione della Repubblica Italiana del 27 dicembre 1947, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n° 298, Edizione Straordinaria, del 27 dicembre 1947)
« Non è un caso che i Padri Costituenti, come simbolo di questo insieme di valori fondamentali, all'articolo 12, indicarono il tricolore italiano.
Il tricolore non è semplice insegna di Stato. E' un vessillo di libertà, di una libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia nei valori della propria storia e della propria civiltà.Per questo, adoperiamoci perché in ogni famiglia, in ogni casa ci sia un tricolore a testimoniare i sentimenti che ci uniscono fin dai giorni del glorioso Risorgimento. »
(Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica Italiana, Intervento alla cerimonia ai Complessi Monumentali di San Martino della Battaglia e di Solferino in occasione del Giorno dell'Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate, il 4 novembre 2001)
La bandiera italiana è il Tricolore, composto da tre bande verticali di uguali dimensioni; partendo dall'asta i colori sono: verde, bianco e rosso.Il 7 gennaio la stessa bandiera è protagonista della Giornata Nazionale della Bandiera, istituita dalla Legge n° 671 del 31 dicembre 1996.

domenica 15 febbraio 2009

RICORDANDO LE LEGGENDE DI TORTOLI'








ECCO LE FOTO RELATIVE AI MENHIR SULLA STRADA PER BARISARDO,

VEDI PRIMA LE LEGGENDE GIA' PUBBLICATE AL SEGUENTE POST

lunedì 2 febbraio 2009

LA CANDELORA ,POESIA E CURIOSITA'.



di Luisa Nason

Candelora
Madonnina di Candelora
in cammino di buon' ora,
perché vai casi pianino
col tuo bimbo sopra il cuore?
Vado al Tempio del Signore;
vado piano, o mio bambino,
per non farlo risvegliare:
tanta strada c'è da fare!
-Ecco al tempio già arrivati:
donna povera è Maria,
bimbo povero è Gesù...
ma che luce di lassu!
Ma che canto nella via!
Sulla via del Paradiso,


La Candelora è una festa religiosa che cade proprio il 2 febbraio. La Chiesa Cattolica celebra, quaranta giorni dopo il Natale, la Purificazione di Maria e la Presentazione del Signore. Il giorno, diventato poi della Candelora, cadendo a metà inverno, aveva già indotto gli antichi a fare previsioni sul tempo. Da qui l’ origine di proverbi come questo:

"Quando vien la Candelora
de l'inverno semo fora;
ma se piove o tira il vento
de l'inverno semo dentro."

Fu detta la festa "delle candele" dai romani , Candelora. Il rituale consisteva in una processione con la benedizione dei ceri, simbolo del battesimo che purifica dal peccato originale. I ceri erano poi conservati in casa ed accesi per ottenere una purificazione divina.
La candelora segue i giorni della merla, e secondo queste leggende ...
Gennaio aveva ventotto giorni ed era il mese più freddo dell’anno. Giunto al ventottesimo giorno, un merlo, rallegrato, gridò al cielo: “Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno”. Gennaio vendicò la bestemmia facendosi prestare tre giorni da febbraio e rendendoli ancora più gelidi.

Gli ultimi tre giorni di gennaio, 29-30-31, sono tradizionalmente considerati i giorni più freddi dell’inverno. Secondo la leggenda, sono chiamati della merla perché, per ripararsi dal gran freddo, una merla si rifugiò con i suoi merlottini in un comignolo, e ne emersero il primo febbraio tutti neri. E neri furono i merli da quel momento, perché prima erano bianchi.
(di Vittoria Inverni)
La Candelora indica un momento di passaggio, tra l'inverno buio e la primavera,luce e risveglio.
Per gli americani la marmotta annuncia l'arrivo o meno della primavera. Il 2 febbraio viene chiamato il "giorno della marmotta" che viene fatta uscire dalla sua tana ,ma se vede la sua ombra quella torna subito dentro e l'inverno continuerà per altre sei settimane.


Allora, avete preso la vostra candela?Io, si!

altre notizie su

http://www.arcobaleno.net/costume/29_30_31_gennaio.htm