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martedì 8 febbraio 2011

Ventimila leghe sotto i mari ma così vicino ai ragazzi.Jules Verne


Jules Verne, spesso italianizzato in Giulio Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905), è stato uno scrittore francese.
È oggi considerato tra i più influenti autori di storie per ragazzi e, con i suoi romanzi scientifici, uno dei padri della moderna fantascienza. Il successo giunse nel 1863, quando si dedicò al racconto d'avventura. Tra i suoi numerosissimi romanzi vi sono Viaggio al centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, L'isola misteriosa, Ventimila leghe sotto i mari e Il giro del mondo in ottanta giorni. Alcuni di questi sono poi divenuti film.
Jules Verne, con i suoi racconti ambientati nell'aria, nello spazio, nel sottosuolo e nel fondo dei mari, ispirò scienziati ed applicazioni tecnologiche delle epoche successive.
Le sue opere sono note in tutto il mondo ed è il terzo autore più letto in lingua straniera.

giovedì 30 aprile 2009

SERGIO LEONE

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Il cinema dev'essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo più bello è quello del mito. »
(Sergio Leone)

Sergio Leone sul set di C'era una volta in America
Sergio Leone (Roma 3 gennaio 1929 – Roma, 30 aprile 1989) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano. È stato uno dei più importanti registi della storia del cinema, particolarmente noto per i suoi film del genere spaghetti-western.
Leone è considerato uno dei più importanti registi della storia del cinema, nonostante abbia diretto pochi film nella sua carriera: la sua regia innovativa, ricca di originalità e stile, ha fatto scuola ed ha contribuito alla rinascita del western negli anni sessanta, grazie a film come Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo (che formano la cosiddetta trilogia del dollaro), C'era una volta il West e Giù la testa, ai quali si affianca C'era una volta in America, un gangster-movie, che vanno a formare la cosiddetta "trilogia del tempo".
Per la sua importanza nello sviluppo del cinema, non solo per quel che riguarda il western, nel 1992 Clint Eastwood, regista ed interprete de Gli spietati (Unforgiven), inserì nei titoli di coda la dedica "A Sergio".
Lo stesso, ha fatto, undici anni dopo, nel 2003, Quentin Tarantino, nei titoli di Kill Bill vol. 2 , grande amante del cinema italiano e di Leone, il quale, secondo un aneddoto raccontato dallo stesso regista, sul set de Le Iene (Reservoir Dogs), del 1992, agli inizi della propria carriera, non conoscendo ancora tutti i termini tecnici cinematografici fosse solito chiedere ai propri cameraman "give me a Leone", ovvero "datemi un Leone", per avere uno di quei suggestivi primissimi piani sui dettagli marchi di fabbrica del geniale regista romano.
Stanley Kubrick dichiarò che se non avesse visto i film di Sergio Leone non avrebbe mai potuto realizzare Arancia Meccanica.

lunedì 20 aprile 2009

Letteratura della resistenza

Tra i Romanzi frutto di quel tempo storico ricordiamo :
B. FENOGLIO, Il partigiano Johnny;C. PAVESE, La casa in collina;
R. VIGANÒ, L´Agnese va a morire;E. VITTORINI, Uomini e no.
Personalmente sono affascinata da questi altri due: il primo per la contrapposizione di una speranza alle avversità della vita ; il secondo per un valore affettivo , perchè fu il primo romanzo che lessi ,dodicenne.

1)Italo Calvino- Il sentiero dei nidi di ragno.
Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato una prima volta nel 1947, è il primo dei romanzi scritti da Calvino e rappresenta la Resistenza vista dalla parte di un bambino.
Ha un tono fantastico, una mescolanza di realtà e fiaba.
E' forte la presenza della natura , muta testimone delle tragedie umane ,mentre i
personaggi descritti sono umili; c'è un solo intellettuale, il commissario di brigata Kim,
il quale comprende che nella Resistenza ci sono tante anime, che in comune hanno una motivazione fortissima: la speranza di un riscatto.

2)Carlo Cassola - La ragazza di Bube.
Mara è una ragazza di sedici anni fiduciosa nelle proprie qualità.Mara è una delle figure femminili più riuscite della nostra narrativa del Novecento. : lei era la ragazza di Bube; sarebbe stata un'inaudita vigliaccheria se lo avesse abbandonato ora che era in galera. Mara è la vera, grande protagonista del romanzo.
Anche Bube è un ragazzo, un po' timido, uno spirito ribelle con una certa propensione alla violenza, è stato partigiano .
"E' cattiva la gente che non ha provato il dolore" disse Mara. "Perché quando si prova il dolore, non si può più voler male a nessuno".
Pubblicato nel 1960, il romanzo è il ritratto di un'Italia che non c'è più. La storia si svolge in Toscana, fra gente umile, tra un susseguirsi di dolori, delusioni, ma anche piccole gioie, speranze, entusiasmi, coraggio.
Cassola ha uno stile semplice che lo rende particolarmente adatto come modello per l'apprendimento di un italiano pulito, sobrio ed elegante.

Giovanni Verga


Giovanni Verga
27 gennaio 1922
Catania - Italia
Aveva 82 anni.
(A cura di A. Fleres)
Scrittore.Di famiglia agiata, scrisse il suo primo romanzo, Amore e patria, a soli 17 anni. Più tardi si iscrisse alla facotà di giurisprudenza che però abbandonò ben presto. Erano gli anni in cui Giuseppe Garibaldi organizzava lo sbarco in Sicilia, ed il giovane Verga ne fu talmente attratto che, nel 1861, si arruolò nella Guardia Nazionale di Catania. Contemporaneamente fondò un giornale che chiamò Roma degli Italiani. Dopo qualche anno si trasferì a Firenze (che allora era la capitale) e lì scrisse i suoi primi romanzi di successo ad iniziare da Una peccatrice del 1866. Nel 1872 si trasferì a Milano ove abbracciò la corrente del Verismo e visse un grosso periodo di successo in campo letterario e teatrale (citiamo tra i tanti I Malavoglia, Mastro-don Gesualdo e Cavalleria rusticana). Nel 1894 si trasferì nuovamente a Catania ove continuò le sue attività di scrittore. Nel 1920, in occasione del suo ottantesimo compleanno fu nominato senatore a vita.

lunedì 6 aprile 2009

GIOVANNI PASCOLI


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

« Il poeta è poeta, non oratore o predicatore, non filosofo, non istorico, non maestro, non tribuno o demagogo, non uomo di stato o di corte. E nemmeno è, sia con pace del maestro Giosuè Carducci, un artiere che foggi spada e scudi e vomeri; e nemmeno, con pace di tanti altri, un artista che nielli e ceselli l'oro che altri gli porga. A costituire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione, che il modo col quale agli altri trasmette l'uno e l'altra [...] »
(G. Pascoli - da Il fanciullino)

Giovanni Pascoli
Giovanni Placido Agostino Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912) è stato un poeta italiano, una delle figure maggiori della letteratura italiana di fine Ottocento.
La poesia di Pascoli è caratterizzata da una metrica formale con versi endecasillabi, sonetti e terzine coordinati con grande semplicità. Nonostante la classicità della forma esterna - provata dal gusto per le letture scientifiche, alle quali si ricollegano il tema cosmico e la precisione del lessico botanico e zoologico - Pascoli ha saputo rinnovare la poesia nei suoi contenuti, toccando temi fino ad allora trascurati dai grandi poeti. Grazie alla sua poetica è stato capace di trasmettere il piacere delle cose più semplici, viste con la sensibilità infantile che ogni uomo porta dentro di sé.
Pascoli era un personaggio malinconico, rassegnato alle sofferenze della vita e alle ingiustizie della società. Ciò nonostante, seppe conservare un senso profondo di umanità e di fratellanza. Crollato l'ordine razionale del mondo in cui aveva creduto il positivismo, il poeta, di fronte al dolore e al male che dominano sulla Terra, recupera il valore etico della sofferenza che riscatta gli umili e gli infelici, capaci di perdonare i propri persecutori.

TRE INDIMENTICABILI POESIE DEL POETA PASCOLI:

Canzone di Marzo
Che torbida notte di marzo!

Ma che mattinata tranquilla!
che cielo pulito! che sfarzodi perle!
Ogni stelo, una stillache ride:
sorriso che brilla su lunghe parole.
Le serpi si sono destate
col tuono che rimbombò primo.
Guizzavano, udendo l'estate,
le verdi cicigne tra il timo;
battevan la coda sul limo
le biscie acquaiole.
Ancor le fanciulle si sonodestate,
ma per un momento:pensarono serpi,
a quel tuono;sognarono l'incantamento.
In sogno gettavano al ventole loro pezzuole.
Nell'aride bresche anco l'api
si sono destate agli schiocchi.
La vite gemeva dai capi,
fremevano i gelsi nei nocchi.
Ai lampi sbattevano gli occhi
le prime viole.Han fatto,
venendo dal mare,le rondini tristo viaggio.
Ma ora, vedendo tremare
sopr'ogni acquitrino il suo raggio,
cinguettano in loro linguaggio,
ch'è ciò che ci vuole.
Sì, ciò che ci vuole. Le loro
casine, qualcuna si sfalda,qualcuna è già rotta.
Lavoroci vuole, ed argilla più salda;
perchè ci stia comoda e caldala garrula prole.

La cavalla storna
Nella Torre il silenzio era già alto.
Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
I cavalli normanni alle lor poste
frangean la biada con rumor di croste.
Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
nata tra i pini su la salsa spiaggia;
che nelle froge avea del mar gli spruzzi
ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.
Con su la greppia un gomito, da essa
era mia madre; e le dicea sommessa:
« O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
tu capivi il suo cenno ed il suo detto!
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
il primo d'otto tra miei figli e figlie;
e la sua mano non tocco' mai briglie.
Tu che ti senti ai fianchi l'uragano,
tu dai retta alla sua piccola mano.
Tu c'hai nel cuore la marina brulla,
tu dai retta alla sua voce fanciulla».
La cavalla volgea la scarna testa
verso mia madre, che dicea più mesta:
« O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
lo so, lo so, che tu l'amavi forte!
Con lui c'eri tu sola e la sua morte
O nata in selve tra l'ondate e il vento,
tu tenesti nel cuore il tuo spavento;
sentendo lasso nella bocca il morso,
nel cuor veloce tu premesti il corso:
adagio seguitasti la tua via,
perché facesse in pace l'agonia . . . »
La scarna lunga testa era daccanto
al dolce viso di mia madre in pianto.
«O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
oh! due parole egli dove' pur dire!
E tu capisci, ma non sai ridire.
Tu con le briglie sciolte tra le zampe,
con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,
con negli orecchi l'eco degli scoppi,
seguitasti la via tra gli alti pioppi:
lo riportavi tra il morir del sole,
perché udissimo noi le sue parole».
Stava attenta la lunga testa fiera.
Mia madre l'abbraccio' su la criniera.
« O cavallina, cavallina storna,
portavi a casa sua chi non ritorna!
a me, chi non ritornerà più mai!
Tu fosti buona . . . Ma parlar non sai!
Tu non sai, poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!
Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise:
esso t'è qui nelle pupille fise.
Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
E tu fa cenno. Dio t'insegni, come».
Ora, i cavalli non frangean la biada:
dormian sognando il bianco della strada.
La paglia non battean con l'unghie vuote:
dormian sognando il rullo delle ruote.
Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:
disse un nome . . . Sonò alto un nitrito.

VALENTINO
Oh! Valentino vestito di nuovo,
come le brocche dei biancospini!
Solo, ai piedini provati dal rovo
porti la pelle de' tuoi piedini;
porti le scarpe che mamma ti fece,
che non mutasti mai da quel dì,
che non costarono un picciolo:
in vece costa il vestito che ti cucì.
Costa; ché mamma già tutto ci spese
quel tintinnante salvadanaio:
ora esso è vuoto; e cantò più d'un mese
per riempirlo, tutto il pollaio.
Pensa, a gennaio, che il fuoco del ciocco
non ti bastava, tremavi, ahimè!,
e le galline cantavano, Un cocco!
ecco ecco un cocco un cocco per te!
Poi, le galline chiocciarono,
e venne marzo, e tu, magro contadinello,
restasti a mezzo,
così con le penne,
ma nudi i piedi, come un uccello:
come l'uccello venuto dal mare,
che tra il ciliegio salta,
e non sa ch'oltre il beccare,
il cantare, l'amare, ci sia qualch'altra felicità.

lunedì 23 marzo 2009

GIANNI RODARI ,SCRITTORE PER RAGAZZI

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gianni Rodari è stato uno scrittore e pedagogista italiano, specializzato in scrittura per ragazzi, assai famoso, e tradotto in quasi tutte le lingue del mondo.

Biografia
Gianni Rodari (all'anagrafe Giovanni Francesco Rodari, detto "Gianfranco", in arte "Gianni") nacque il 23 ottobre 1920 a Omegna, sul Lago d'Orta e crebbe a Gavirate in provincia di Varese, dove fu trasferito a seguito della morte del padre, fornaio anticlericale, all'età di 9 anni, assieme ai due fratelli e alla madre, casalinga molto religiosa. Nel 1931 la madre lo fece entrare nel seminario cattolico di San Pietro Martire di Seveso in provincia di Milano , per farlo diventare seminarista, ma poi lo fece uscire nel 1934, e lo iscrisse alle Magistrali. Nel 1937 Rodari si diplomò quindi Maestro Elementare, e nel 1939 si iscrisse alla Facoltà di Lingue dell'Università Cattolica di Milano, abbandonando però i corsi all'età di 20 anni, dopo pochi esami. Le prime esperienze di insegnamento elementare avvennero a Brusimpiano, Ranco e Cardana di Besozzo.
Durante la seconda guerra mondiale, Rodari venne esonerato dal servizio militare a causa della sua salute cagionevole, e fece domanda per lavorare presso la Casa del Fascio, per via delle sue precarie condizioni economiche, ma venne costretto ad iscriversi al partito fascista. Traumatizzato dalla perdita dei suoi due migliori amici e dall'internamento del fratello Cesare presso un campo di concentramento nazista, il giovane Rodari in reazione alla chiamata prese contatti con la Resistenza Lombarda, e col Partito Comunista Italiano a cui si iscrisse il 1° maggio 1944.
Dopo la Liberazione del 25 aprile 1945 iniziò la sua carriera giornalistica in Lombardia, dirigendo "L'Ordine Nuovo", periodico della Federazione Comunista di Varese, poi nel 1947 approdò a "l'Unità " di Milano, su cui, due anni dopo, iniziò a curare la rubrica "La domenica dei piccoli".
Nel 1950 lasciò Milano per Roma , dove fondò e diresse, con Dina Rinaldi , il giornale per ragazzi "Pioniere" (settimanale dell'API, Associazione Pionieri d'Italia ), con cui collaborò per una decina d'anni, fino alla cessazione della pubblicazione e dell'associazione. Siamo in piena guerra fredda , e nel 1951, dopo la pubblicazione del suo primo libro pedagogico intitolato "Il manuale del Pioniere", viene "scomunicato" dal Vaticano , che lo definisce "ex-seminarista cristiano diventato diabolico". Per tale motivo le parrocchie bruciano nei loro cortili il "Pioniere" e i libri di Gianni Rodari; (fonte: pagine 64 e 65 del Libro di Marcello Argilli "Gianni Rodari", Einaudi Editore, 1990).
Il 25 aprile 1953 sposò la redattrice comunista modenese Maria Teresa Ferretti e il 13 dicembre dello stesso anno fondò "Avanguardia ", giornale nazionale della FGCI, Federazione Giovanile Comunista Italiana .
Dal 1954, per una quindicina di anni, collaborò anche con numerose pubblicazioni, scrivendo articoli e curando libri, riviste e rubriche per ragazzi. Alla fine degli anni '60 inizio a collaborare con RAI e BBC, come autore del programma televisivo per l'infanzia Giocagiò.
Nel 1960, chiuse sia l'API che il "Pioniere".
Nel 1970 vinse il Premio Andersen.
Nel 1973 uscì il suo capolavoro pedagogico: "La Grammatica della Fantasia; introduzione all'arte di inventare storie", saggio indirizzato a insegnanti, genitori e animatori.
Gianni Rodari sopravvisse un paio di decenni scrivendo ogni giorno una rubrica-corsivo quotidiana molto seguita su "Paese Sera", di Roma, sotto il suo celeberrimo pseudonimo "Benelux". Viaggiò numerose volte in Unione Sovietica, dove i suoi libri erano diffusi in tutte le scuole delle repubbliche dell'Urss.
Fino all'inizio del 1980 continuò le sue collaborazioni giornalistiche, e partecipò a molte conferenze ed incontri nelle scuole italiane, con insegnanti, genitori, alunni, gruppi teatrali per ragazzi, (e scrisse canzoni pacifiste per Sergio Endrigo ed altri cantautori italiani).
Il 10 aprile 1980 si fece ricoverare in ospedale a Roma, per operarsi ad una gamba; morì quattro giorni dopo per collasso cardiaco all'età di 59 anni.
Gianni Rodari, scrittore e giornalista famoso per la sua fantasia e originalità, attraverso racconti, filastrocche e poesie, divenute in molti casi classici per ragazzi, ha contribuito a rinnovare profondamente la letteratura per l'infanzia. Tra le sue opere maggiori si ricordano Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori, Favole al telefono, Il gioco dei quattro cantoni, C'era due volte il barone Lamberto. Dal suo libro La freccia azzurra è stato tratto un omonimo film d'animazione nel 1996. Nello stesso periodo in Urss uscì anche un cartone animato su "Cipollino", recentemente tradotto e diffuso in Italia per il mercato home video.

OGGI NACQUE ERICH FROMM



Erich Fromm nasce nel 1900 a Francoforte sul Meno da una famiglia molto religiosa di origini ebraiche. Nel 1922 si laurea ad Heidelberg in filosofia con una tesi dal titolo Sulla funzione sociologica della legge ebraica nella Diaspora. È del 1930 la sua prima tesi sulla funzione delle religioni pubblicata su una rivista edita da Freud chiamata Imago.
Inizia la sua carriera come psicologo freudiano ortodosso a Berlino, ma nel 1934 emigra negli Stati Uniti fino al 1950 quando si trasferì in Messico. Nel 1974 si trasferì infine in Svizzera dove morì cinque giorni prima del suo ottantesimo compleanno.
La sua teoria .
Il suo contributo alla sociologia viene collocato nell'ambito dell'Umanesimo Normativo .
Questa posizione si basa sul presupposto che:
-esiste una natura umana universale
-la specie uomo si può definire oltre che in termini fisici anche in termini psichici
-è possibile rilevare scientificamente e descrivere in termini positivi questa natura
Nelle intenzioni di Fromm, lo scopo della scienza dell'uomo sarebbe quello di giungere ad elaborare questa definizione di essere umano. Tra le conclusioni eterodosse rispetto alla dottrina freudiana, si evidenzia la tesi espressa e sostenuta in Psicoanalisi della società contemporanea, secondo la quale una intera società può essere malata.
Freud ha lungamente cercato l'origine dei traumi che rendono la vita delle persone un continuo ripetere eventi dolorosi immodificabili. Inizialmente li riteneva accaduti durante la prima infanzia, tanto difficili da elaborare da lasciare delle cicatrici psichiche mai ben rimarginate, pronte a riaprirsi a ogni sollecitazione successiva. Successivamente egli si volse alla storia dell'umanità per rintracciare antichi e ripetuti avvenimenti traumatici il cui effetto condizionerebbe la mente dell'uomo e la sua cultura dalla preistoria a oggi .
Fromm invece pone l'accento sul ruolo che l'ambiente può giocare all'interno dello sviluppo della malattia psichica individuale, ovvero: come una società malata possa condizionare e portare alla malattia individui che nascono sani.
La visione e l'attività politica
Il culmine della filosofia politica e sociale di Fromm si trova nel suo libro "La società sana", pubblicato nel 1955. In esso Fromm poneva argomenti a favore di un socialismo democratico, di stampo umanista.
Per alcuni anni Fromm fu politicamente molto attivo negli Stati Uniti. Si iscrisse al Partito Socialista Americano a metà degli anni Cinquanta e diede il suo contributo per contrastare il fenomeno del maccartismo di quegli anni. A questo periodo risale infatti (1961) l'articolo "Potrà l'uomo prevalere? Un'indagine sui fatti e le finzioni della politica estera."
Uno dei maggiori interessi politici di Fromm era rivolto al movimento pacifista internazionale, e nella lotta contro gli armamenti nucleari ed il coinvolgimento statunitense nella guerra in Vietnam .

(liberamente tratto da wikipedia)

sabato 14 marzo 2009

14 marzo 1879 nasce Albert Einstein



Albert Einstein
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Albert Einstein (Ulma, 14 marzo 1879Princeton, 18 aprile 1955) è stato un fisico tedesco naturalizzato svizzero, e in seguito statunitenseLa grandezza di Einstein è consistita nell'aver mutato per sempre, a soli 26 anni, il modello istituzionale di interpretazione del mondo fisico: nel 1905, l'anno ricordato come annus mirabilis, Einstein pubblica tre articoli a contenuto fortemente innovativo, riguardanti tre aree differenti della fisica:
dimostra la validità della teoria dei quanti di Planck tramite l'effetto fotoelettrico dei metalli;
fornisce una valutazione quantitativa del moto browniano e l'ipotesi di aleatorietà dello stesso;
espone la teoria della relatività ristretta, che precede di circa un decennio quella della relatività generale.
Nel 1921 ricevette il Premio Nobel per la Fisica "per i suoi contributi alla fisica teorica e specialmente per la sua scoperta della legge dell'effetto fotoelettrico"[1] e la sua fama dilagò in tutto il mondo: era un successo insolito per uno scienziato e, durante gli ultimi anni della sua vita, la fama di Einstein non fece che aumentare, superando quella di qualunque altro scienziato della storia. Nella cultura popolare, il suo nome divenne ben presto sinonimo di intelligenza e di grande genio.
Oltre a essere uno dei più celebri fisici della storia della scienza, fu un grande pensatore e attivista in molti altri ambiti (dalla filosofia alla politica). Per il suo complesso apporto alle scienze e alla fisica in particolare è indicato come uno dei più importanti studiosi e pensatori del XX secolo.
La sua immagine rimane a tutt'oggi una delle più conosciute al mondo. Questa popolarità ha inoltre portato ad uso molto diffuso della sua immagine nel mondo della pubblicità, giungendo persino alla registrazione di "Albert Einstein" come marchio.