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lunedì 23 maggio 2011

Gladiator





Traduzione del testo


Sei venuta in sogno a me un dì lontano,

mi hai detto questo sarà il tuo futuro,

e giustizia sarà fatta per tua mano

contro un figlio spietato e corrotto.

Un comandante si ritroverà schiavo,

e uno schiavo diventerà un gladiatore.

E attraversando le terre e il dolore

sfiderà anche l'imperatore.



Morir per te

E' il mio destino.

Roma la bella dea

per me ha deciso.



Nel silenzio ma con l'anima forte

sento che il tempo mi trascina alla morte.

Ho visto troppo scempio e il cuore mio langue.

VendicheròІ i miei fratelli col sangue.

Questo prometto a te.



Morir per te...



Giuro per sempre a te

di viver, morire per te.

Se tu sarai con me lo so,

Dea Roma, vincerà.



E la vittoria sarà la mia.

Dea Roma, vincerà.

Io vincerò.

lunedì 9 maggio 2011

LA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO D'OCCIDENTE



Odoacre passò così alla storia come colui che mise fine all'Impero romano d'Occidente, rompendo pertanto la consuetudine degli imperatori fantoccio asserragliati a Ravenna, che la storiografia moderna ha scelto come confine tra Evo antico e Medioevo. A Odoacre toccò la parte dell'Impero che comprendeva l'Italia e le zone confinanti, mentre su altre porzioni regnarono Visigoti, gliOstrogoti, i Franchi gli Alani, ecc. L'impero romano d'Occidente era

caduto,[21][25] e le sue vestigia italiane avevano ormai ben poco della loro originaria natura romana.

Il periodo successivo alla deposizione dell'ultimo imperatore romano Romolo Augusto e alla fine dell'Impero romano d'Occidentedel 476 vide lo stabilizzarsi di nuovi regni romano-barbarici, che si erano andati formando nelle ex province romane a partire dal V secolo e che, inizialmente, facevano parte e ne erano stati formalmente dipendenti dall'impero. Contemporaneamente l'impero bizantino e i Goti continuarono per molti anni a contendersi Roma e le aree circostanti, sebbene l'importanza della città fosse divenuta ormai trascurabile. Dopo anni di guerre laceranti, negli anni intorno al 540 la città fu praticamente abbandonata e avviata alla desolazione, con molti dei suoi dintorni trasformati in paludi insalubri, una fine ingloriosa per la caput mundi che aveva dominato su molta parte del mondo conosciuto. Si giunse così ad un'epoca in cui rimase in piedi il solo Impero romano d'Oriente.

fonte wikipwdia

sabato 30 aprile 2011

Beatificazione Giovanni Paolo II


Un'iniziativa della Santa Sede

ROMA, venerdì, 29 aprile 2011 (ZENIT.org).- Il Vaticano ha voluto omaggiare Giovanni Paolo II, in occasione della sua beatificazione, realizzando una pagina web (www.giovannipaoloii.va) che ripercorre la sua vita attraverso alcuni dei momenti più significativi della sua storia e del suo pontificato.

INFORMAZIONI SULLA BEATIFICAZIONE DI PAPA GIOVANNI PAOLO II

http://mmedia.kataweb.it/video/29373460/la-canzone-della-beatificazione-di-wojtyla


La beatificazione nel Cattolicesimo è il riconoscimento formale, da parte della Chiesa, dell'ascensione di una persona defunta al Paradiso e la conseguente capacità di intercedere a favore di individui che pregano nel nome della persona beatificata, la quale però non può ancora rientrare formalmente tra i santi, il che richiede un processo più lungo, la canonizzazione.

venerdì 22 aprile 2011


Il simbolo del pesce

Il pesce, antico simbolo cristiano









Il pesce, antico simbolo cristiano
Le prime comunità cristiane per identificare la propria religione non utilizzavano la croce, all'epoca brutale e ignominioso strumento di morte, ma il pesce. "Pesce" in greco antico si dice ἰχθύς (ichthýs): le lettere di questa parola formano un acronimo, sintesi della dottrina cristiana, Ἰησοῦς Χριστός Θεοῦ Ὑιός Σωτήρ (Iēsoùs Christòs Theoù Yiòs Sōtèr), che significa parola per parola "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore", ovvero "Gesù Cristo Salvatore Figlio di Dio" cui spesso si accompagnava il genitivo ζωντῶν= dei viventi.
Inoltre il pesce, essendo un animale che vive sott'acqua senza annegare, simboleggiava il Cristo, che può entrare nella morte restando vivo.


Questo mi ricorda che siamo prossimi alla Pasqua e colgo l'occasione per fare gli auguri a tutti, ma oggi 22 aprile è il compleanno di Laura perciò TANTI AUGURI PICCOLINA!

Religione dei romani

I dodici dei sono le massime divinità della religione romana. Queste vengono elencate dal poeta Ennio nei suoi Annales, e sono: Apollo, Cerere, Diana, Giove, Giunone, Marte, Mercurio, Minerva, Nettuno, Venere, Vesta e Vulcano. Queste divinità avevano un loro corrispondente nella religione

Apollo
Apollo era il dio della musica, della medicina e della profezia, oltre ad essere il patrono della poesia; era uno dei pochi dei a non avere un suo corrispondente nella religione romana, ed il suo culto venne importato a Roma direttamente dai Greci già in età regia.

Cerere
Cerere è la divinità romana e italica del grano, solitamente rappresentata come una matrona severa e maestosa, tuttavia bella e affabile, con una corona di spighe sul capo, una fiaccola in una mano e un canestro ricolmo di grano e di frutta nell'altra. In età greca era nota come Demetra

Diana
Diana è la dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti, è considerata anche la protettrice degli animali selvatici. Ella è una delle divinità più importanti della mitologia romana e classica in generale. Equivalente di Artemide nell'età greca

Giove
Giove era la divinità suprema della religione e della mitologia romana: dio latino del cielo equivalente a Zeus nella religione greca e Tinia in quella etrusca. Giove era soprannominato Optimus Maximus ad indicare che era il dio più importante.

Giunone
Giunone era legata al ciclo lunare dei primitivi popoli italici, ed aveva un aspetto materno e matronale. Da identificare come Hera, moglie di Zeus

Marte
Marte è, secondo la mitologia romana classica, il dio della guerra: inizialmente però era il dio della fertilità, della natura, il protettore per eccellenza e dio guerriero, ma non della guerra. Fu anche dio della folgore, del tuono e della pioggia. La sua natura italica lo fa essere un dio "guida" degli uomini, ma venne più tardi associato con la guerra e la battaglia, riprendendo il greco Ares.

Mercurio
Mercurio rappresenta il messaggero degli dei, il dio degli scambi, del profitto e del commercio, il suo nome latino probabilmente deriva dal termine merx o mercator, che significa mercante. Era Hermes in età greca.

Minerva
Minerva è la divinità romana della guerra, e la protettrice degli artigiani. Venne probabilmente importato dagli etruschi, che la chiamavano Menrva. Era chiamata Athena dai greci.

Nettuno
Nettuno era inizialmente il dio delle acque correnti e solo in seguito, intorno al 399 a.C., divenne il dio del mare, trasformandosi nell'equivalente del dio greco Poseidone; Nettuno inoltre veniva identificato con Nethuns, il dio etrusco delle acque dolci e dei pozzi.

Venere
Venere è la dea dell'amore della mitologia greca (Afrodite) e romana.

Vesta
Vesta era la dea del focolare domestico, figlia di Saturno e di Opi, ed al suo culto era dedicato l'ordine delle sacerdotesse Vestali.

Vulcano
Vulcano , noto ai greci come Efesto, era il dio romano del fuoco terrestre e distruttore. Appartiene alla fase più antica della religione romana.

mercoledì 2 marzo 2011

150° Unità d'Italia e Costituzione

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« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. »
(Piero Calamandrei Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955[1])

La Costituzione della Repubblica italiana è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano. Fu approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947. Fu pubblicata nellaGazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948.




La costituzione è composta da 139 articoli (ma 5 articoli sono stati abrogati: 115;124;128;129;130), divisi in quattro sezioni:
principi fondamentali (artt. 1-12);
parte prima, diritti e doveri dei cittadini (artt. 13-54);
parte seconda, contenente l'ordinamento della Repubblica (artt. 55-139);
18 disposizioni transitorie e finali, riguardanti situazioni relative al trapasso dal vecchio al nuovo regime e destinate a non ripresentarsi.

File:Costituzione della Repubblica Italiana.jpg


Consulta la pagina dedicata , clicca in alto il pulsante rosa "150° Unità d'Italia" per conoscere la storia dell'Italia.
Per ascoltare l'Inno d'Italia scorri fino in fondo questa pagina e fai partire il video.

lunedì 21 febbraio 2011

Il Pelide Achille


Achille

Achille è un personaggio della mitologia greca e inoltre è uno dei principali eroi leggendari della guerra di Troia e il protagonista dell'Iliade.
La leggenda di Achille è una delle più ricche e antiche della mitologia greca.

Infatti oltre ad Omero, autore dell'Iliade, anche altri poeti narrarono di Achille, aggiungendo episodi inventati per completare il racconto della sua vita, laddove Omero aveva lasciato dei vuoti. Per questo si crearono leggende intorno ad Achille, spesso con storie discordanti tra loro, che ispirarono i poeti tragici e i poeti epici di tutta l'antichità, fino all'epoca romana.

Achille, considerato l'eroe per eccellenza, era figlio di Pelèo, re dei Mirmìdoni e della ninfa nereide Teti. Alla sua nascita, la madre che voleva renderlo immortale, lo immerse per tre volte nelle acque del fiume Stige tenendolo per un tallone, che però rimase l'unica parte vulnerabile del suo corpo perché non immersa. Per questo, quando ci riferiamo ad una parte debole fisicamente o psicologicamente, si definisce il "tallone di Achille".

Un giorno un oracolo profetizzò a Teti che Achille sarebbe rimasto ucciso durante una guerra, che si sarebbe combattuta contro la città di Troia; la madre allora fece rifugiare il figlio presso la corte di Licomede, re di Sciro. Ma quando i Greci si riunirono per andare in guerra contro Troia, l'indovino Calcante li indusse a cercare Achille, perché sosteneva che senza di lui Troia non sarebbe mai stata sconfitta, rivelando dove si era nascosto Achille.
Teti supplicò il Destino perché mutasse la tragica fine di Achille e le fu proposto di scegliere per suo figlio o una vita lunga e senza meriti oppure una morte gloriosa; fu Achille che scelse quest'ultima.Le sue armi furono forgiate da Vulcano,vedi foto.

Maratona


La battaglia di Maratona



Gli eserciti si fronteggiarono accampati rinviando lo scontro per tre lunghe giornate, non successe in sostanza nulla. Questo probabilmente conferma un relativo equilibrio di effettivi sul campo e il piano di trattenere Milziade a Maratona mentre Artaferne, con la flotta, compiva un movimento aggirante verso Atene. Quando però giunse notizia di un esercito spartano già in marcia verso l’Attica, Dati decise di dare battaglia. Milziade, dal canto suo, decise di assumere l’iniziativa tattica e fece schierare la falange in linea di combattimento rinforzando però le due ali a discapito delle linee centrali che furono così ridotte a poche file, temeva, infatti, una manovra aggirante dei cavalieri persiani essendo lui sprovvisto di cavalleria, e attaccò decisamente lo schieramento nemico.

Erodoto riferisce che gli opliti condussero l’attacco di corsa per otto stadi (circa 1.400 metri), ma la «tattica della corsa» va interpretata con discrezione. Infatti, data la pesantezza dell’equipaggiamento oplitico, non si capisce come gli Ateniesi, dopo un simile sforzo, avessero ancora la forza per combattere. È quindi più realistico pensare che i due schieramenti si siano mossi l’uno contro l’altro e che gli Ateniesi abbiano completato il movimento con una breve carica.

Lo scontro fu comunque molto violento e i Persiani ne subirono le conseguenze, non essendo abituati alla lotta ravvicinata e dato che la loro tattica abituale consisteva principalmente nel lancio di frecce e giavellotti, poco efficace contro la pesante armatura degli opliti. Infatti, mentre il centro ateniese, essendo meno numeroso, cedeva lentamente agli avversari ma senza rompere le file, le ali adeguatamente rinforzate bloccavano le manovre della cavalleria nemica, e una volta sfondato lo schieramento persiano, iniziarono a chiudere sul grosso del nemico. A questo punto, sentendosi circondati e vicini alla disfatta, i Persiani ruppero lo schieramento e si dettero alla fuga verso le navi.

Fu in quel momento, come spesso accadeva nelle battaglie dell’antichità, che lo scontro si trasformò in un massacro. I Greci si gettarono sui Persiani in fuga facendone strage, solo pochi riuscirono a prendere il mare verso la salvezza. Secondo gli Ateniesi 6.400 morti persiani furono raccolti sul campo, la cifra forse è un po’ esagerata ma probabilmente non molto lontana dal vero, visto l’evolversi della battaglia. Dal canto loro, gli Ateniesi contarono solo 192 morti, tra questi anche il polemarca Callimaco. Anche questa cifra può sembrare poco credibile ma poiché il grosso delle uccisioni avvenne dopo la rottura dello schieramento e durante la fuga dei Persiani, può considerarsi realistica.


Quel che conta è che, per la prima volta, un’armata greca aveva sconfitto un esercito persiano in campo aperto. La vittoria era totale e la leggenda dice che Fidippide, oplita e messaggero, fu spedito ad Atene per annunciare la vittoria e dopo aver corso fino ad Atene cadde morto dopo il suo annuncio.

sabato 12 febbraio 2011

I PERSIANI CONTRO I GRECI

Nella Ionia (la moderna costa egea della Turchia) le città greche, fra cui Mileto ed Alicarnasso, si ribellarono al giogo persiano dando vita alla rivolta ionia (499 a.C.).
Le città rivoltose chiesero aiuto alle grandi poleis della madre patria, ma solo Atene intervenne con appena 20 navi. A queste si unirono 5 vascelli della piccola città di Eretria, situata nell'isola di Eubea.
Pur conseguendo iniziali successi, le forze greche soccombettero alle persiane a causa della loro inferiorità. I Persiani, riconquistate tutte le postazioni perdute, cinsero d'assedio Mileto e la rasero al suolo nel 494.
Il Gran Re persiano, Dario I, dopo aver ristabilito la sua supremazia sulle città ribelli d'Asia minore, volse le sua attenzione sulle due poleis che avevano contribuito alla rivolta nei suoi confronti, ed inviò dei suoi emissari per portare la richiesta di "acqua e terra": un atto simbolico di grande effetto che significava la sottomissione totale, per mare e per terra. Alcune città, spaventate si sottomisero. Atene, intuito il pericolo chiese aiuto a Sparta, che lo negò, adducendo il pretesto che nella città si stavano celebrando le feste in onore di Apollo, durante le quali era vietato combattere. In realtà Sparta non volle portare aiuto agli Ateniesi, in quanto gli Spartani erano sempre molto restii nell'abbandonare il proprio territorio ed erano preoccupati che Atene diventasse troppo potente.
Nel frattempo Dario, approfittando della divisione tra le città greche, inviò una spedizione militare per punire Atene ed Eretria. Nel 490 le truppe Persiane sotto la guida dei comandanti Dati e Artaferne si mossero verso l'isola di Eubea e conquistarono Eretria. Con essi c'era Ippia, il figlio dell'ex tiranno di Atene Pisistrato cacciato dalla città e che sperava nella vittoria persiana per ristabilire la propria egemonia su di essa.
In seguito i Persiani sbarcarono in Attica e fu lo stesso Ippia a consigliare al Gran Re di schierare l'esercito nella piana di Maratona, a soli 42 km da Atene: qui nell'aperta pianura la famosa cavalleria persiana avrebbe potuto manovrare con facilità. Gli Ateniesi si stanziarono sulle colline che dominavano la piana. I Greci in 11000 dopo alcuni giorni di esitazione si strinsero in falange e portarono per primi l'attacco contro 30000 Persiani. I primi erano guidati dal nobile Milziade, che in quell'occasione rivestiva la carica di polemarco, un arconte con funzioni militari. Alla fine morirono solamente 200 Greci e ben 6000 Persiani. La vittoria dei Greci fu annunciata da Fidippide ad Atene.
Dieci anni dopo il successore di Dario, Serse I, guidò contro i Greci un grande esercito, il cui numero colpì l'immaginazione dei Greci, non abituati a simili cifre: si diceva che l'esercito di Serse ammontasse a un milione di uomini e che per rifornirsi d'acqua avesse seccato il fiume Scamandro, nella Troade. In realtà pare più probabile che si aggirasse intorno ai 100.000 soldati, una cifra comunque enorme per le piccole città-stato greche. I Greci stabilirono un primo sbarramento alle Termopili, un passo facile da difendere in caso di inferiorità numerica. Dopo tre giorni di battaglia i Persiani scoprirono un passaggio che aggirava lo schieramento nemico e presero alle spalle i Greci. Per coprire la ritirata dell'intero esercito, il re spartano Leonida tenne impegnati i Persiani sacrificando se stesso e 300 Spartani che preferirono morire piuttosto che fuggire. Superate le Termopili, Serse avanzò verso l'Attica. Nel frattempo, Temistocle, vista l'impossibilità di sconfiggere via terra l'avanzata persiana, fece evacuare Atene ed organizzò una flotta per opporsi a quella persiana. L'esercito di Serse diede alle fiamme Atene, ma la flotta ateniese, forte di 310 navi, impegnò quella persiana, che raggiungeva le 1207 unità, e la sconfisse duramente a Salamina, nel 480. Serse ritornò in Persia lasciando al comando delle truppe Mardonio con il compito di riprendere l'offensiva in primavera.
Nel 479, l'esercito greco comandato dallo spartano Pausania sconfisse i Persiani a Platea costringendoli a ritirarsi. Contemporaneamente, una flotta greca comandata dall'ateniese Santippo sconfisse la flotta persiana a Micale. La seconda guerra persiana si concluse effettivamente nel 478 quando i Greci espugnarono la città di Sesto che costituiva l'ultima piazzaforte persiana in Europa.

giovedì 27 gennaio 2011

Le colonie dell'antica Grecia



Il territorio della Grecia era prevalentemente montuoso e arido; si coltivavano viti e ulivi, ma la produzione di cereali, che erano la base dell'alimentazione, era scarsa e quando la popolazione aumentò divenne presto insufficiente. Molti,così, abbandonarono le loro città e intrapresero lunghi viaggi per mare verso nuove terre.
Giunti in un luogo favorevole, gli " emigrati "greci vi fondavano una nuova polis (colonia). I coloni intrattenevano rapporti con le genti vicine e commerciavano con la Grecia, dalla quale conservavano la lingua, la religione, i costumi, le leggi, pur restando indipendenti.
Le colonie erano parte integrante del mondo greco e contribuivano alla formazione della civiltà greca.
Quindi le città greche effettuavano scambi commerciali via mare sia con le colonie sia con altri luoghi, soprattutto delle coste del Mar Mediterraneo e del Mar Nero.
I Greci importavano generi alimentari, specialmente il frumento che non riuscivano a produrre in abbondanza in patria.
Molto ricercati erano anche i metalli, soprattutto lo stagno e il rame, che fusi insieme davano il bronzo, con cui gli artigiani fabbricavano armi,utensili, vasi e statue.
I Greci importavano anche l'avorio e l'ambra, con cui realizzavano preziosi gioielli.
I commercianti greci esportavano olio, vino e numerosi prodotti artigianali come gioielli, statue, vasi di ceramica e di bronzo, utensili, tessuti di lana e di cuoio.
Tra le " merci" da vendere e comprare c'erano anche gli schiavi, che venivano destinati ai lavori più faticosi.

La Magna Grecia
Le più importanti colonie greche furono quelle sulle coste della Sicilia e dell'Italia meridionale. Queste colonie furono chiamate Magna Grecia, cioè Grande Grecia, per sottolineare la magnificenza delle nuove città, che spesso erano più popolose di quelle della madrepatria.

Le polis greche

L'antica Grecia non formava uno Stato unitario, ma era suddivisa in un gran numero di città- stato, le poleis, indipendenti le une dalle altre e ciascuna a capo di un piccolo territorio. Quindi in Grecia esistevano centinaia di polis; le polis più importanti erano: Atene, Sparta e Tebe. Queste polis erano spesso rivali e si facevano anche la guerra ma riuscivano partendo dalla comune identità culturale, a sviluppare anche forti legami tra loro. I Greci erano organizzati in strutture politiche abbastanza piccole: persino Atene, la più grande polis greca, non aveva che alcune migliaia di abitanti. Ciascuna delle polis consisteva in una singola città che sorgeva in riva ad un fiume o vicino al mare, circondata da mura e dalle campagne circostante che serviva al mantenimento della città.


Caratteristiche principali delle polis
All'interno delle mura della città c'era una zona più elevata l'acropoli, e poi una grande piazza centrale detta Agorà, che veniva usata per il mercato e per le assemblee dei cittadini.

Acropoli
Nell'acropoli sorgevano i principali edifici pubblici: templi e il tribunale. L'acropoli veniva usata anche come rifugio dalla popolazione in caso di attacco nemico

Agorà
L'agorà era un punto d'incontro per conversare con gli amici e scambiarsi idee. Nell'agorà si tenevano le assemblee alle quali potevano partecipare tutti gli uomini liberi per discutere e confrontare le proprie opinioni. Dalla vita pubblica erano escuse le donne, i forestieri e gli schiavi. L'agorà era il cuore delle polis: in essa la mattina presto arrivavano i contadini, gli agricoltori e i pescatori che insieme ad artigiani e commercianti, rifornivano la popolazione di quanto era necessario.

Teatro
In quasi tutte le polis si trovava anche un teatro in cui si rappresentavano commedie, tragedie e altri spettacoli. Gli spettatori sedevano su gradinate disposte a semicerchio mentre gli attori recitavano nella parte sottostante.

Le case
Erano a uno o a due piani, erano di mattoni. Le più grandi erano divise in due parti: una per gli uomini e una per le donne, chiamata gineceo.

Ginnasio e stadio
Per esercitarsi e gareggiare negli sport nelle polis c'erano una palestra detta ginnasio e uno stadio.

Gli Achei

Achei
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gli Achei (in greco Αχαίϝοι Akhai(w)oí) sono la terza popolazione ellenica, dopo gli Ioni e gli Eoli, che invase la Grecia nel II millennio a.C., riuscendo a egemonizzare definitivamente le genti preelleniche (definite dai piùPelasgi). Son detti anche Argivi, dalla città di Argo, o Danai, cioè "figli di Danao", quindi "occidentali", rispetto agli orientali Troiani. Oggi li si associa più che altro ai Micenei, dalla città di Micene, ma chi conosce a fondo la loro storia sa bene che come Achei vengono definiti tutti gli abitanti della Grecia. Nell'Iliade con il nome Achei vengono indicati i popoli greci che presero parte alla Guerra di Troia.
In età storica sono detti Achei gli abitanti dell'Acaia Ftiotide, nella Tessaglia meridionale, e dell'Acaia Egialea, corrispondente alla omonima regione denominata Acaia e parte dell'Arcadia.
Per quanto riguarda la penetrazione di questo popolo nell'area greca si ritiene generalmente che queste genti di origine indoeuropea, attraverso i Balcani, occuparono il Peloponneso intorno al 1500 a.C., in coincidenza con la fine dell'era minoica. Gli Achei potrebbero quindi essere la causa ultima della capitolazione minoica.
Gli invasori argivi subirono comunque l'influsso di questa cultura forte e civilizzata: dall'incontro di questi due popoli venne infatti a svilupparsi la fiorente civiltà micenea. Gli Achei si distribuirono ijn molte altre zone del Peloponneso, nelle isole attorno alla Grecia e nel resto del Paese. Definire quindi che Achei e Micenei siano la stessa cosa è evidentemente errato.
Il ruolo degli Achei nello scacchiere politico del Mediterraneo orientale era di sicuro di fondamentale importanza.
Si parla di loro nei documenti ittiti, dove vengono chiamati Ahhiyawa, ed egiziani (Aqaivasa ) della seconda metà II millennio a.C.
Il processo della decadenza micenea parrebbe iniziare con la guerra di Troia nel 1200 a.C. L'invasione dorica, di un secolo circa più tarda, invece ne sarebbe il colpo di grazia.
Con questo termine si indicano quei popoli provenienti dal Nord che, tra il 2300 e il 1600 a.C., si stanziarono nella penisola ellenica. È la civiltà descritta nei poemi omerici e che, fiorita all'inizio del XVI secolo a.C., ebbe il suo centro nella regione dell'Argolide, nel Peloponneso. Le città achee, erano governate dall'aristocrazia, quindi riunite in confederazione. Verso il 1450 a.C., il potere acheo, tramite spedizioni militari ed imprese piratesche, riuscì ad abbattere la civiltà minoica a Creta. Inoltre, gli Achei si espansero verso le Cicladi meridionali, Rodi, le coste dell'Asia Minore. Nel XIII secolo a.C. si aprirono la strada verso il Mar Nero con una spedizione militare contro la città di Troia. Nel XII secolo a.C. la Grecia e gli Achei, inspiegabilmente, furono travolti dall'invasione della popolazione dei Dori.
Omero usa come sinonimi Achei e Danai, mentre sembrerebbe che Argivi si riferisca solo ai nativi del Peloponneso o della Grecia continentale, ma è quasi un sinonimo, mentre usa il termine Elleni solo per gli abitanti del nord della Grecia.

vedi anche ,su etichetta storia del blog

Appunti di storia dei Micenei


domenica 12 dicembre 2010

I CAMUNI

Incisioni rupestri della Val Camonica: rosa camuna e due figure umane (una a "martellina", l'altra a "graffito")

I Camuni erano un popolo dell'Italia antica stanziato nell'Età del ferro (I millennio a.C.) in Val Camonica; vengono individuati anche con il nome latino Camunni, attribuito loro da autori del I secolo, o come antichi Camuni, per distinguerli dagli attuali abitanti della valle. Fra i massimi produttori di arte rupestre in Europa, il loro nome è legato alle celebri Incisioni rupestri della Val Camonica, delle quali tuttavia non furono gli unici autori[senza fonte], che costituiscono - stante la povertà di reperti archeologici come necropoli, suppellettili o centri abitati - la principale testimonianza culturale di questo popolo.

Popolo di origine oscura, risulta insediato in una regione, la Val Camonica, segnata già da una millenaria tradizione culturale, risalente fin al Neolitico. I Camuni - Καμοῦνοι in greco, Camunni in latino - sono ricordati dalle fonti storiografiche classiche a partire dal I secolo a.C.; l'epoca precedente, corrispondente in Val Camonica all'Età del ferro (dal XII secolo a.C. circa fino alla romanizzazione), è testimoniata soprattutto dal vastissimo corpus costituito dalle centinaia di migliaia di incisioni rupestri. Sottomessi a Roma all'inizio del I secolo d.C., i Camuni furono progressivamente inseriti nelle strutture politiche e sociali dell'Impero romano: pur conservando margini di autogoverno (laRes Publica Camunnorum), fin dalla seconda metà del I secolo ottennero la cittadinanza romana, subendo poi - come tutti i popoli dellaGallia cisalpina - una rapido processo di latinizzazione sia linguistica, sia culturale, sia religiosa.

sabato 8 maggio 2010

Appunti di storia dei Micenei

La porta dei leoni a Micene

Soldato



Gioiello miceneo


L'espansione micenea



Intorno al 2000 a.C, la Grecia fu invasa dagli Achei, forti guerrieri che conoscevano anche l'uso del cavallo. Questa popolazione fondò alcune città, la più importante fu Micene e per questo essi presero il nome di Micenei.
I Micenei costruirono delle città protette da enormi mura, simili a castelli fortificati. Intorno alle mura, sorgevano le case dei contadini, degli artigiani e degli schiavi. Ogni città era governata da un re che era anche il più coraggioso fra i guerrieri.

Tra il 1600 e il 1200 a.C, i Micenei conquistarono Creta e ne assorbirono la cultura. Nel1450 a.C, forse un terribile terremoto, causato dall'esplosione del vulcano dell'isola di Thera, distrusse la città cretesi. Il cataclisma fu così forte che le varie popolazioni non riuscirono a riprendersi dal disastro e furono sottomessi dalla civiltà micenea. Poiché erano diventati marinai e commercianti, i Micenei finirono per fare guerra alla città di T.Roia, detta anche Ilio, che sorgeva in Asia Minore e che ostacolava le loro attività commerciali, poiché controllava una via di passaggio obbligato sul mare. La storia della guerra contro T.Roia, fu raccontata dagli aedi, i poeti girovaghi che narravano le gesta eroiche dei re Achei. Questi racconti,poi, costituirono la base dell'Iliade e dell'Odissea, i due grandi poemi attribuiti ad Omero.



Economia
Il controllo e l'organizzazione delle attività veniva fatto attraverso la burocrazia capillare. Il palazzo controllava la riscossione di tributi, distribuiva le materie prime. L'agricoltura era solo una delle attività svolte dai micenei: vi erano l'allevamento ovino, la produzione di tessuti di lana, svolti dai doeloi, l'oreficeria, la metallurgia, la produzione di olio e profumi, svolta invece dai membri del damos (da cui il greco demos, popolo), i quali svolgevano attività specialistiche. Grazie a questa organizzazione, i micenei accumularono molta ricchezza, che veniva ridistribuita agli individui che ne facevano parte. Come appena detto, l'economia si basava su agricoltura, allevamento e artigianato, ma ciò che più colpisce e che tutto questo fosse organizzato dal palazzo, sede di stato. Qui i migliori artigiani appaltavano dal re incarichi a fine bellico, quale la costruzione di armi sontuose e molto costose,adorne dei più preziosi materiali. Erano gli stessi palazzi ad organizzare spedizioni d'oltremare, visto il bisogno di importate materiali di cui la terra ellenica è povera, in cambio di materiali caratteristici di quelle terre.